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Funzioni e risorse il governo faccia chiarezza

Scritto da Piero Fassino.

Piero FassinoIntervista a Piero Fassino di Corrado Castiglione - Il Mattino
Più chiarezza su funzioni e risorse: nel giorno del varo delle Città metropolitane è questa la sollecitazione che arriva da Piero Fassino, presidente dell`Anci e neo-eletto sindaco metropolitano di Torino. E il pressing si fa più urgente alla vigilia della legge di Stabilità. Tre le richieste che arrivano dagli enti locali sui banchi del governo: primo, via libera al superamento del patto di stabilità per la ripresa degli investimenti; secondo, destinare le risorse della fiscalità locale completamente ai Comuni; terzo, liberare una volta per tutte gli enti locali dalla spesa degli uffici giudiziari, del tutto incongrua visto che le competenze sulla Giustizia sono dello Stato e non di altri.
Presidente Fassino, tra possibilità e limiti quale prospettiva intravede per le Città Metropolitane?

«Si tratta di una grande opportunità. La legge che istituzionalizza la nascita dei consigli metropolitani in effetti non fa altro che prendere atto di un processo reale. Già da tempo lo sviluppo delle grandi città italiane non resta chiuso entro i confini amministrativi del Comune del capoluogo ma va ben oltre, in un percorso di integrazione economica, sociale e culturale che riguarda anche le aree limitrofe. Accade così dappertutto, in Francia, in Germania, in Spagna: le Città metropolitane sono sempre di più motori di sviluppo rispetto a vasti territori. Basti considerare qualche cifra: nel 2010 il 50 per cento della popolazione mondiale è concentrato nelle grandi città di almeno 300mi1a abitanti; nel 2050 la percentuale salirà al 70 per cento. E normale che sia così».
Dov'è la discontinuità con le vecchie Province?
«La legge attribuisce nuove e aggiuntive funzioni alle Città metropolitane, in materia soprattutto di sviluppo economico, per attrarre investimenti, ma anche sul versante della pianificazione urbanistica su scala metropolitana. In questo modo le nostre grandi città potranno competere con altri grandi aree europee come Parigi, Londra, Francoforte. È una sfida importante che va colta».
Più d`una volta lei ha sottolineato la necessità di fare chiarezza sulle materie di competenza, al di là del rischio che la devoluzione delle funzioni non sia accompagnata dal trasferimento di risorse adeguate. Perché?
«Per il semplice motivo che la legge definisce quali sono le competenze della Città metropolitane, ma su alcune funzioni non c`è chiarezza. Per esempio: in questi anni le Province avevano una serie di competenze legate a poteri delegati dalle Regioni. Dunque, vorremmo sapere ora che succede? Il passaggio sarà automatico? Quali di quelle competenze passeranno alle Città metropolitane e quali invece no?».
C`è poi il nodo risorse.
«Certo. Ed è importante fare chiarezza oggi, visto che siamo alla vigilia della legge di Stabilità».
Probabilmente in questi anni gli enti locali hanno dato di più di quanto non abbiano ricevuto: è questo che la preoccupa?
«Diciamo che negli ultimi sei, sette anni i Comuni - tra tagli e minori introiti - hanno offerto un contributo di ben 17 miliardi di euro alle casse dello Stato. Di sicuro hanno ricevuto molto meno. Si consideri che i Comuni rappresentano solo il 7,6 per cento della spesa pubblica totale, e appena il 2,5 per cento del debito totale del Paese. Qualcosa deve cambiare».
È vero anche che gli enti locali devono ancora fare tanto sul fronte del contenimento della spesa. Non le pare?
«Sì, ma è altrettanto sacrosanto che gli enti locali debbano anche ricevere. Questa legge di Stabilità, per esempio, sta per chiedere a Comuni, Province e Regioni ulteriori contenimenti della spesa per circa 5 miliardi e mezzo. A questo punto si chiarisca bene in cambio di cosa».
Qual è il suo auspicio?
«Penso innanzitutto al superamento del patto di stabilità, per consentire ai comuni di avere le risorse utili per riprendere a fare investimenti. Poi c`è il nodo della fiscalità locale: sarebbe ora che i benefici andassero agli enti locali, visto che finora la raccolta effettuata dai Comuni poi in parte viene devoluta allo Stato. Infine, ancora, c`è un altro aspetto di cui tenere conto: la spesa degli uffici giudiziari. Sarebbe giunto il momento di alleggerire gli enti locali, giacché la Giustizia è una competenza che appartiene allo Stato. Tutto questo per dire che agli enti locali si devono lasciare degli spazi di manovra per poi poter assicurare meglio servizi alle persone nel segno della coesione sociale, e anche per poter essere davvero traino di sviluppo».
Presidente, da più parti le Città metropolitane rivelano un limite di rappresentanza dei territori. Cosa ne pensa?
«Indubbiamente il problema c`è, perché quando la rappresentanza si restringe ad un numero di 18 o di 24 consiglieri il discorso si fa obiettivamente complicato. Però a quel punto molto dipenderà dalla capacità di auto organizzazione dei Consigli, visto che la legge consente ad ogni città di approntare un proprio Statuto».
Cosa vuol dire?
«Noi a Torino per esempio daremo vita ad una serie di consigli rappresentativi di zone omogenee, penso alle vallate più esterne. Questo consentirà di migliorare la rappresentanza dei territori».
Non si corre il rischio di tornare a creare strutture elefantiache?
«Non c`è pericolo: tutte le funzioni non prevedono alcuna indennità».
A proposito di rappresentanza. Cosa pensa del clamore che ha accompagnato il suo allarme sul futuro del Parlamento?
«Evidentemente alcuni hanno finito per leggere soltanto il titolo, ma non hanno seguito il ragionamento che esponevo nell`intervista intera».
Ci spieghi.
«Ho posto un problema che è sotto gli occhi di tutti. Ho detto che in Italia è in crisi il sistema della rappresentanza e, naturalmente, come in ogni democrazia, a soffrirne di più di questa situazione è il Parlamento, cioè il luogo che per eccellenza sintetizza la rappresentanza democratica del Paese. Di fronte a questa crisi è ora di agire. Il problema va affrontato: non sottovalutato o nascosto. Nelle mie parole non c`era alcuno svilimento delle funzioni dei parlamentari. Ho espresso una preoccupazione. Ma evidentemente hanno letto soltanto il titolo».

Fusioni tra utility
Intervista a Piero Fassino di Daniela Polizzi - Corriere della Sera
«La politica ha il dovere di mettere a disposizione strumenti e risorse finanziarie per i processi di concentrazione tra multiutility. I 500 milioni promessi sono un primo passo avanti ma altri se ne dovranno fare». Piero Fassino, nelle vesti di sindaco del Comune di Torino e quindi di azionista di Iren è in attesa del varo della Legge di Stabilità. Sotto osservazione, il pacchetto di misure per promuovere le aggregazioni tra utility. Dal fondo per il sostegno finanziario a misure per facilitare l`accesso al mercato dei capitali, ora in gestazione al Mef e al ministero per lo Sviluppo.
Insieme al sindaco di Milano Giuliano Pisapia lei è il maggiore fautore delle aggregazioni. Oggi le aziende soffrono del calo di ricavi e margini, quali benefici possono portare gli accorpamenti?
«In Italia c'è una frammentazione estrema. Ci sono 30 società medie che erogano servizi energetici, idrici e di raccolta rifiuti. Poi ci sono migliaia di società intercomunali. E il problema è qui. Hanno un basso tasso di capitalizzazione, flussi di cassa vicini allo zero e ciò significa non solo avere scarse possibilità di ammodernare i servizi ai cittadini ma anche avere bilanci deficitari che pesano sul debito pubblico nel suo complesso oltre che su quello dei comuni azionisti. Insomma, immobilismo. Dal mondo politico e finanziario si evocano dimensioni appetibili per il mercato, sia con la quotazione in Borsa sia con l`apertura del capitale a soci privati; per investire, migliorare i servizi e abbassarne il costo».
C`è però una forte resistenza da parte dei soci pubblici delle utility e dei board che le guidano. C`è timore che le aggregazioni producano duplicazioni tra consiglieri e dirigenti?
«Nessun Paese può piegare le sue esigenze economiche ai desiderata di amministratori o manager, ancor meno alla conservazione dei loro incarichi. Unicredit e Intesa Sanpaolo non sarebbero mai nate se si fossero ascoltate le esigenze personali. E dalle aggregazioni bancarie l`Italia non ha certo subito danni. Anzi. E poi, una città è più forte se è azionista al 100% di una società piccola e ogni giorno a rischio o se è socia a115% di una grande realtà? C`è una battaglia culturale da condurre».
Si può uscire dallo stallo?
«Lo sblocco è un processo irreversibile. Il mercato spinge in questa direzione che darà valore ad azionisti e management. Ciascuno deve assumersi le proprie responsabilità. C`è una sfida aperta in Europa con i colossi Rwe, Vivendi e Gdf Suez. In Italia A2A, Iren, Hera e Acea si soi no già mosse e sono più forti».
Però ogni Comune tende a proteggere il suo territorio.
«E` naturale l`attenzione al territorio. Ma questo non può trasformarsi in una politica di campanile. Tanto più che nei servizi operiamo in un mercato aperto di taglia europea. Ed è con queste dimensioni che le aziende si devono misurare. Chi l`ha detto che le aggregazioni allontanano le aziende dal territorio? Al contrario, si creano efficienza, qualità e posti di lavoro».
Come può intervenire ancora la politica? Il governo del premier Matteo Remi si è già detto favorevole alle concentrazioni.
«Si può avviare defiscalizzazione parziale per chi si allea, creare un fondo per l`innovazione per sostenere gli investimenti e, laddove necessario, gestire eventuali eccedenze con ammortizzatori sociali. Ma attenzione, Iren ed Hera hanno agglomerato più società senza traumi per l`occupazione».
A che punto siete con le discussioni tra A2A e Iren per arrivare alla fusione?
«Come in tutte queste operazioni ci vuole un progetto industriale e questo è affidato al confronto tra i manager. Mi auguro che arrivi a esiti positivi».

Ue/Agenda urbana: Fassino (Anci), ora città siano protagoniste: Nella messa a punto della nuova Agenda urbana europea le città debbono avere un ruolo da protagonista, ribaltando la situazione che abbiamo avuto finora, dove le Regioni sono state il punto di riferimento istituzionale per l'Ue": lo ha affermato il presidente dell'Anci e sindaco di Torino, Piero Fassino, nel suo intervento al meeting 'I sindaci delle capitali d'Europa, insieme per l'Agenda urbana europea'. In un momento storico contrassegnato dalla globalizzazione, ha aggiunto Fassino, "questo approccio e' stato insufficiente, visto che oggi sono le grandi conurbazioni urbane ad essere determinanti per lo sviluppo e la crescita globale". Anche per questa ragione, alla vigilia dell'adozione da parte della nuova Commissione Ue dell'Agenda urbana, "questo tema cosi' complesso e' intrecciato alla programmazione dei fondi Ue 2014-2020". Le politiche urbane, ha detto ancora Fassino, "ora sono di fronte a 5 nuove sfide": quella finanziaria, visto che tra l'altro in molti Paesi "le politiche di convergenza hanno ridotto le risorse a disposizione"; le smart cities, quindi la capacita' di mettere in campo sviluppo e innovazione, che deve obbligare "a ripensare le nostre citta', fondando lo sviluppo sulla green economy e sulla digitalizzazione"; la coesione sociale, "visto che pressoche' in tutte le societa' si sta assistendo a una bipolarizzazione crescente, cioe' a una parte di societa' che vive in maniera acuta la crisi, e un'atra che invece e' riuscita a mantenere un reddito e una qualita' della vita sufficiente". Quarto punto evidenziato dal presidente Anci "la sostenibilita'", "che e' diventato un parametro fondamentale di ogni politica" e "il ripensamento del territorio".

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