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Tutte le mostre da non perdere

Written by La Stampa.

MilanoArticolo della Stampa.

La vita culturale della città riprende gradualmente, con la riapertura delle sue principali istituzioni. Ecco un aggiornamento. Segnaliamo intanto che sabato primo maggio sono aperti Palazzo Reale, Pac e Mudec.
Pinacoteca di Brera. Dal 4 maggio riapre, di nuovo a pagamento dopo il periodo di gratuità offerto alla cittadinanza nei tempi difficili fra un lockdown e l’altro. La tessera nominale BreraCARD dà però accesso per un anno al museo fisico e ai contenuti virtuali di BreraPlus+. L’acquisto dei biglietti è possibile da domenica 2 su brerabooking.org. Riaprono anche il Caffè Fernanda e il bookshop, totalmente rinnovato e rinominato Bottega Brera. Per la Biblioteca Nazionale, appuntamento in grande stile il 5 maggio con l’inaugurazione della mostra “La Milano di Napoleone”.
Gallerie d’Italia. Ancora pochi giorni, fino al 2 maggio, per visitare “Tiepolo. Venezia, Milano, l’Europa”. Fino al 16 è in corso “Ma noi ricostruiremo” a cura di Mario Calabresi, confronto fotografico tra la città del lockdown e quella dei bombardamenti, e fino al 6 giugno “Carlo Mari. Io Milano”. È annunciata per il 2 giugno “Painting is Back – Anni Ottanta, la pittura in Italia”.
Pirelli Hangar Bicocca. Riapre gratuitamente dal 29 aprile, da giovedì a domenica dalle 10 e 30 alle 20 e 30 con prenotazione obbligatoria. Fino al 6 giugno è visitabile la mostra di Chen Zhen “Short Circuits” e, fino al 9 gennaio, la personale di Neïl Beloufa “Digital Mourning”. In attesa, il 15 luglio, della grande rassegna dedicata a Maurizio Cattelan, “Breath Ghosts Blind”. I Sette Palazzi Celesti di Anselm Kiefer sono temporaneamente non disponibili alla visione perché l’area è stata riservata a hub vaccinale.
Fondazione Prada. Dal 29 aprile torna a funzionare la sede di largo Isarco che finalmente può presentare la mostra “Who the Bær” di Simon Fujiwara (fino alla fine di settembre). Sempre aperto anche il Progetto Atlas, con opere dalla collezione permanente. Per l’estate, si preannuncia una rassegna di cinema all’aperto. L’Osservatorio in Galleria ospiterà invece dal 16 settembre la mostra “Sturm&Drang”, in collaborazione con il Politecnico di Zurigo.
Riaprono anche il Poldi Pezzoli (dal 26 aprile, e il 13 maggio è prevista l’esposizione “La forma del tempo”), il Museo Diocesano (fino al 4 luglio c’è la “Storia della Passione”, con gli affreschi del Monastero di Santa Chiara) e il Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci.
Da dove cominciare? Per esempio, da due mostre che ancora non avevamo recensito, una a Palazzo Reale e l’altra a Palazzo Morando, entrambe inserite nel palinsesto “I talenti delle donne”.
La prima s’intitola “Le signore dell’arte”, è a cura di Anna Maria Bava, Gioia Mori e Alain Tapié e non è solo un ricco compendio di pittura barocca (130 opere di 34 artiste diverse, prestate da 67 istituzioni diverse, in un caleidoscopio di cleopatre, sibille, maghe ed eroine), ma anche una straordinaria raccolta di storie.
Accanto ai quadri delle più note pittrici italiane fra Cinque e Seicento, come Artemisia Gentileschi, Sofonisba Anguissola, Fede Galizia, fascinose fin dal nome, impariamo a conoscere per esempio l’unica architetta del tempo, Plautilla Bricci, autrice della villa fuori Porta San Pancrazio a Roma; o le molte pittrici monache (tra di loro, la figlia di Paolo Uccello, Antonia di Paolo di Dono), accademiche (le “fioranti” Margherita Volo Caffi e le sue sorelle), artiste di corte (un’altra suora, Lucrina Fetti, autrice di sette ritratti delle donne della famiglia Gonzaga; o Giovanna Garzoni, protegée di Madama Cristina alla corte dei Savoia), eredi d’arte (la Marietta figlia di Tiziano).
Tra i pezzi più interessanti la “Madonna dell’Itria”, in cui Sofonisba Anguissola si ritrasse nel volto della Vergine e incorporò fatti della propria biografia, tra cui la morte tragica del marito, e la “Maddalena Sursock” di Artemisia, danneggiata quest’estate dall’esplosione nel porto di Beirut (fino al 25 luglio).
L’altro appuntamento da non perdere, curato da Lorenza Salamon, è “Green Grand Tour”, alla scoperta delle meticolose litografie di Federica Galli. Nata a Soresina nel 1932, educata a Brera, Galli scopre la sua vocazione a poco più di vent’anni, quando va da sola ad Amsterdam in treno e dormendo in ostello per vedere una mostra di Rembrandt e decide che farà quello per la vita.
Lavora en plein air, su uno sgabello da pescatore, incidendo direttamente e senza fare schizzi preparatori, spesso con l’aiuto di uno specchio per la necessità di incidere “al contrario”. Lanciata da Giovanni Testori, è diventata di moda già in vita; ora questa mostra promette di rilanciarla.
A 12 anni dalla morte, Palazzo Morando ne svela 100 opere squisite: i boschi dell’amata Lombardia, le cascine, le vedute di Milano e di Venezia, oltre a un interessante repertorio di documenti, lettere, fotografie private (fino al 27 giugno).