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Equità sociale, equità fiscale e sicurezza

Written by Patrizia Toia.

Patrizia Toia Equità sociale, equità fiscale e sicurezza. Su questi tre temi fondamentali per la vita del popolo europeo gli Stati membri da soli non sono più in grado di dare risultati sufficienti e ora i cittadini si attendono delle risposte dall’Ue.
Abbiamo sempre criticato tutti i populismi e gli estremismi e continueremo a farlo, ma dobbiamo avere l’umiltà di riconoscere che spesso il populismo è la risposta sbagliata a una domanda legittima e che vanno condannati i “tribuni populisti ingannatori”, ma invece vanno ascoltati e rassicurati i cittadini che sono vittime due volte, sia dei problemi che delle false risposte.
Nello stesso tempo però non dobbiamo neanche restare intrappolati nella retorica anti-europea.

Se in questi anni l’Ue non è riuscita a rispondere ai bisogni dei cittadini non è perché si è inceppato il meccanismo comunitario. Semplicemente il mondo è cambiato, le tecnologie hanno rivoluzionato le nostre vite, la globalizzazione ha accelerato e un’Unione europea come un club di Stati membri, come un segretariato al servizio delle cancellerie nazionali, non è più sufficiente. L’Unione, oggi più di prima, ha un bisogno vitale di essere compiuta, cioè di essere una vera Unione. Per queste ragioni mercoledì nell’aula della plenaria a Strasburgo abbiamo applaudito il discorso sullo stato dell’Unione del presidente della Commissione Jean-Claude Juncker.
Naturalmente ponendogli le nostre ambiziose priorità. Lui ha proposto il raddoppio dei fondi del piano per gli investimenti, l’applicazione del Migration Compact chiesto dall’Italia, la difesa comune europea, un sistema di controllo per i cittadini extra-europei che viaggiano nell’Ue e dei progetti per diffondere l’innovazione digitale. Si tratta di cose concrete, come l’abolizione delle tariffe roaming su cui ho personalmente lavorato a lungo, che possono fare la differenza. Certamente quello di Juncker non è stato un discorso altisonante. I progetti illustrati sono utili ma non scaldano i cuori. L’ex premier lussemburghese, sia pure illuminato e socialmente sensibile, ha intorno lo stuolo dei popolari conservatori e non può oggettivamente incarnare quell’ideale di cambiamento che vorremmo vedere noi e i nostri elettori in Europa, ma gli va riconosciuto che ha toccato molte corde vere parlando della “crisi esistenziale” dell’Ue e facendo appello alla responsabilità storica dei leader. In ogni caso oggi è attraverso il potenziamento della Commissione, di questa Commissione, che passa il rilancio dell’Unione europea. Nessun summit di leader europei, per quanto ben intenzionati, può sostituire con una riunione a porte chiuse il metodo comunitario basato sull’interazione di Commissione, Europarlamento e Consiglio. Per questo il Governo italiano, fortemente impegnato nel rilancio dell’Ue, ha sempre presentato le sue proposte alla Commissione europea, come nel caso del Migration Compact o della difesa comune, piuttosto che cercare solamente di coinvolgere gli altri governi, come ha fatto la Francia nella guerra all’Isis o come ha fatto la Germania nei negoziati con la Turchia. Per questo motivo noi Socialisti e Democratici abbiamo deciso a inizio legislatura di appoggiare la Commissione insieme a Popolari e Liberali e per questo motivo mercoledì abbiamo applaudito il discorso di Juncker sullo stato dell’Unione, impegnandolo però a obiettivi molto forti. L’equità sociale, l’equità fiscale e la sicurezza, cioè la crescita e il lavoro dentro un’economia e una finanza più etiche e responsabili sono i nostri “must”.

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