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L’Europa dimezzata in un mondo pericoloso

Written by Sergio Fabbrini.

Articolo di Sergio Fabbrini pubblicato da Il Sole 24 Ore.

L’Europa sarà al centro della nuova edizione del Festival dell’Economia che si aprirà tra pochi giorni a Trento. Non poteva essere diversamente. L’aggressione russa all’Ucraina ha cambiato tutto. Ha mostrato la resilienza dell’Unione europea (Ue), la sua capacità di prendere decisioni importanti per colpire economicamente la Russia e per aiutare militarmente l’Ucraina.
Ma ha anche mostrato la sua strutturale inadeguatezza ad affrontare le sfide di un sistema internazionale che è ritornato a produrre guerre (come lei non si aspettava). Per dirla con Italo Calvino, la guerra ha mostrato un’Europa dimezzata. Perché e quali sono le conseguenze (per lei e per il mondo)?
Cominciamo dal mondo. Quest’ultimo è in una fase di transizione, sappiamo da dove viene ma non sappiamo dove va. L’ordine unipolare del dopo-Guerra Fredda è finito, non solo per gli errori compiuti dalla potenza unipolare (l’America). È finito anche (e soprattutto) per l’ascesa di nuove potenze globali (la Cina), il ritorno di potenze regionali (la Russia, la Turchia, l’Arabia Saudita), il rilancio di organizzazioni regionali di cooperazione militare (ad esempio, l’Organizzazione di Shangai che aggrega Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan). Il G7 appena riunitosi in Giappone è un coordinamento tra democrazie, non più il direttorio del mondo come nel passato. Come ha scritto Niall Ferguson, “il west sta declinando perché è cresciuto il rest”. Nonostante i suoi errori, l’America unipolare non aveva potuto allontanarsi troppo dall’ordine liberale da essa stessa creato. Dopo l’unilateralismo di George W. Bush era ritornata al multilateralismo con Barack H. Obama, dopo l’isolazionismo di Donald Trump è ritornata all’internazionalismo con Joe Biden. Le sue difficoltà interne hanno tuttavia aperto la porta del sistema internazionale ad attori che non dispongono, come lei, di meccanismi interni di ribilanciamento. Un disordine illiberale sta prendendo il posto dell’ordine liberale, la forza cerca di oscurare il diritto. L’esito è lo svuotamento delle organizzazioni multilaterali. Basti pensare che la Russia (l’invasore dell’Ucraina) è attualmente presidente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (il cui compito è garantire che aggressioni come quelle all’Ucraina non possano avvenire). Charles Kupchan, tempo fa, parlò di un mondo di nessuno, a “no one’s world” senza un baricentro politico e militare, senza un polo di forze in grado di ordinarlo complessivamente, ma con diversi equilibri di forza nelle varie aree regionali. Il mondo è frantumato tra negoziazione e aggressione.
Veniamo all’Europa. L’Ue si è trovata impreparata per affrontare questa transizione. Nel dopo-Guerra Fredda, si è strutturata per un mondo basato sugli interessi e non sulla forza, imponendosi come una grande potenza normativa oltre che commerciale, lasciando quindi all’America il compito di garantire la sua sicurezza, per quel poco che riteneva fosse ancora necessario. Attraverso l’intensificazione degli scambi economici, l’Ue ha pensato di superare le divisioni tra i regimi politici, oltre che le chiusure dei vecchi nazionalismi. A Bruxelles, qualcuno parlò addirittura di superamento della NATO. È stato ragionevole assumere che la Cina e la Russia avessero un interesse a crescere economicamente, così stabilizzando il consenso interno a favore dei gruppi di potere dominanti. Ma è stato irragionevole assumere che il loro nazionalismo potesse essere addomesticato dai soldi. Con la crisi dell’internazionalismo liberale, l’ascesa del nazionalismo illiberale è diventata incontenibile. La Russia ha invaso la “sua” Ucraina e la Cina si appresta a fare altrettanto con la “sua” Taiwan, dopo aver ripreso la “sua” Hong Kong. Il nazionalismo arabo è ritornato protagonista, a sua volta causa ed effetto di un nazionalismo israeliano che sta superando i confini della democrazia costituzionale. Il nazionalismo ottomano e il nazionalismo indiano sono i protagonisti in ampi scacchieri regionali. L’Ue, dato il suo carattere multilaterale, avrebbe un interesse sistemico a contrastare l’involuzione nazionalista del sistema internazionale. Eppure, il nazionalismo è entrato anche nell’Ue, attraverso la finestra dopo essere stato scacciato dalla porta. Con gli allargamenti che si sono succeduti a partire dagli anni Novanta del secolo scorso e con il ritorno di fantasie geopolitiche nei suoi principali Paesi (Francia, Germania e ora anche Italia), l’Ue è scivolata sempre di più nella trappola intergovernativa. In base alle rispettive risorse e ambizioni, i singoli grandi Paesi europei hanno investito sulla propria difesa nazionale, hanno rivendicato un loro ruolo internazionale (la Germania ha addirittura chiesto di entrare nel Consiglio di sicurezza dell’ONU), hanno perseguito strategie bilaterali con le potenze avversarie (con la patetica competizione tra Francia e Germania per chi entrava per primo nella Città proibita di Xi Jinping). Le conseguenze sono sotto gli occhi. A più di un anno dalla guerra russa, non c’è una politica estera e di sicurezza europea, così come non è stato fatto un passo in direzione di una forza militare europea (sia pure di 5.000 unità, come previsto dalla Bussola strategica approvata dall’Ue il 21 marzo del 2022). Insomma, il mondo è diventato pericoloso, ma l’Ue è dimezzata come il visconte di Calvino. Quest’ultimo fu dimezzato da una palla di cannone lungo la frattura tra il bene il male, la guerra russa ha dimezzato l’Ue tra ciò che è e ciò che dovrebbe essere. Con la differenza che, nel suo caso, le palle di cannone sono reali e non metaforiche. Urge ricomposizione.
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