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  • Stefano Facchi

Guccini

Articolo di Stefano Facchi.

Poteva essere il 1995 e, come spesso accadeva, una volta chiuso "il tennis" (era il centro sportivo che gestivamo), verso la una con Adriana ce ne andammo in Conchetta, un'osteria della vecchia Milano che rimaneva aperta, con cucina, fino alle quattro del mattino.

Il Giuseppe era i chitarrista d'ordinanza che però non vedeva l'ora che arrivassero quelli come me che amavano prendere la chitarra e darci dentro, con canzoni anni 60 mischiate a quelle della vecchia Milano.
Quella sera, però, ho avuto un attimo di mancamento quando ho visto entrare un gruppetto di tre persone dal quale emergeva la stazza fisica di uno dei miei miti: Francesco Guccini.
La Milena, proprietaria del locale, li fece sedere al tavolone grande, dove eravamo noi, e Guccini si mise proprio vicino a me, che avevo la chitarra tra le mani.
Iniziò una serata stupenda.
Lui mi chiese tutte le canzoni popolari della vecchia Milano/Lombardia che conoscevo e iniziò un ping pong con lui che cantava canzoni popolari dell'Emilia Romagna.
Non cantò niente di suo, ma la serata fu indimenticabile, come l'abbraccio che ci scambiamo a notte fonda, prima di andare a dormire

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