Skip to main content
  • Carlo Borghetti

Solitudine, nasce la prima rete italiana per affrontarla

Intervento di Carlo Borghetti.

Sono intervenuto in Università Cattolica alla iniziativa del centro di ricerca PsyLab, guidato dalla prof. Patrizia Catellani -insieme ad autorevoli relatori (vd. card)- sul tema della solitudine come sfida sociale.

Ecco lo schema del mio intervento:
“Connessi ma soli: la solitudine come sfida del nostro tempo”
Quante persone conosciamo davvero bene? E quante invece vediamo ogni giorno senza avere un vero rapporto?
Viviamo nell’epoca più connessa della storia, ma molte persone si sentono più sole che mai.
L’obiettivo è far capire che la solitudine non riguarda solo chi è isolato fisicamente, ma anche chi vive circondato da persone.
Essere soli non è necessariamente negativo.
La solitudine scelta può essere utile: riflessione, creatività, riposo.
Sentirsi soli è diverso.
È la sensazione di non essere compresi, ascoltati o parte di una comunità.
La vera solitudine sociale nasce quando mancano relazioni significative, non semplicemente quando manca la compagnia.
La solitudine oggi è diventata una sfida sociale relativamente a diversi aspetti:
a) Social network e relazioni superficiali:
abbiamo molti contatti ma meno legami profondi. La comunicazione è veloce, ma spesso meno autentica. Possiamo parlare con cento persone in un giorno e sentirci comunque invisibili.
b) Individualismo e ritmo della vita:
studio, lavoro, produttività. Poco tempo per amicizie, vicinato, famiglia. Le città moderne spesso favoriscono anonimato.
c) Fragilità dopo pandemia e crisi sociali:
molti giovani e anziani hanno perso abitudini relazionali. Aumentati ansia, depressione, chiusura sociale.
d) Solitudine degli anziani e dei giovani:
La solitudine che colpisce due fasce di età estreme: anziani isolati, giovani iperconnessi ma emotivamente fragili.
Le conseguenze della solitudine:
-conseguenze psicologiche: ansia, depressione, perdita di autostima.
-conseguenze sociali: sfiducia negli altri,
polarizzazione, meno partecipazione alla vita collettiva.
Una società in cui le persone si sentono sole è anche una società più fragile.
Cosa possiamo fare?
-a livello personale:
ascoltare davvero, dedicare tempo, coltivare amicizie autentiche, non sostituire tutto con il digitale.
-a livello sociale:
creare spazi di incontro, valorizzare scuola, sport, associazioni, città più “umane” e meno anonime, attenzione alla salute mentale.
La solitudine non è solo un problema individuale: è una responsabilità collettiva.
Forse la vera sfida del nostro tempo non è essere sempre connessi, ma riuscire a sentirci davvero vicini.

Condividi questo contenuto su :
Pin It

Iscriviti alla nostra Newsletter

Per ricevere la mail di aggiornamento attività .
Accetto la Privacy policy