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  • Carlo Borghetti

Prigionieri ancora vivi

Articolo di Carlo Borghetti.

Dalla storia il richiamo a valori che ci servono come l’aria.
In un tempo in cui assistiamo a conflitti che troppo spesso calpestano i principi fondamentali del diritto internazionale e del diritto umanitario, è importante riscoprire pagine della nostra storia che testimoniano il valore del rispetto della dignità umana, anche nelle situazioni più drammatiche.

L’evento che ho avuto il piacere di ospitare venerdì 26 giugno al Pirellone è stato un’occasione preziosa per approfondire una vicenda poco conosciuta: quella dei prigionieri italiani della Seconda guerra mondiale detenuti negli Stati Uniti, in Australia e in altri Paesi.
Lontani dalla propria casa, dagli affetti e dalla libertà, questi uomini vissero una difficile condizione di prigionia, ma furono trattati secondo i principi del rispetto della persona e della dignità umana, fondamenti imprescindibili di ogni civiltà.
Attraverso testimonianze, studi e ricerche, docenti di prestigiose università internazionali, ricercatori, associazioni, istituzioni e archivi hanno offerto nuove prospettive su queste esperienze, contribuendo a preservarne la memoria. Un percorso che ha mostrato anche come, persino nella prigionia, siano nate significative espressioni di creatività e opere d’arte.
La giornata si è conclusa con un momento particolarmente emozionante: ho avuto il piacere di accompagnare alla tastiera l’esecuzione, da parte di Fabio Trevisan, di un inno composto da un prigioniero italiano detenuto nel campo di Letterkenny, in Pennsylvania, rendendo ancora viva quella musica.

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