Politiche industriali
Articolo di Patrizia Toia.
Un confronto molto interessante e tra molte voci, ieri a Massa-Carrara, alla Festa nazionale de l’Unità delle POLITICHE INDUSTRIALI del Partito Democratico.
Nel dibattito, concluso da Andrea Orlando e Marta Bonafoni, “Re-industrializzare l’Italia. Dialogo con lavoro e imprese verso il Libro Bianco del PD”, insieme a Lucia Aleotti di Confindustria, Andrea Bianchi di Invitalia, Vera Buonomo della UIL, Luigi Giove della CGIL, Giorgio Graziani della CISL e Simone Oggionni, coordinatore nazionale del Forum Industria PD, abbiamo discusso delle politiche industriali italiane ed europee.
Il Libro Verde del PD sulla politica industriale è pronto e contiene non solo una visione e una strategia, ma anche molte proposte per passare alle realizzazioni concrete verso le aziende e sui territori, per ridare slancio alla crescita, sostenere l’innovazione e valorizzare, non solo salvaguardare, le lavoratrici e i lavoratori.
Oggi è chiaro a tutti che la dimensione essenziale è quella europea e le politiche nazionali devono “agganciarsi” e concorrere a scelte di livello continentale, e non ricercare illusorie o contrapposte vie nazionali. Affrontare le grandi trasformazioni in corso, competere nel mondo mentre gli equilibri e le relazioni storiche vacillano e la contrapposizione USA-Cina rischia di riversare sull’Europa pesanti effetti richiedono un grande salto per recuperare competitività e, contemporaneamente, preservare il nostro modello sociale. Competitività richiede coesione e capacità di costruire un ruolo anche economico e produttivo del nostro continente.
Molte idee ci sono e molte iniziative sono in campo, da ultimo l’Accelerator Act, per dare un forte impulso a settori strategici, sia per le produzioni energivore (acciaio, cemento, ecc.), sia per creare mercati guida per produzioni europee a basso contenuto di carbonio, anche puntando al Made in Europe e al Buy Europe negli appalti pubblici. Ma due sono le condizioni indispensabili per il successo: le risorse e la governance. Chi oggi vuole il rilancio industriale e produttivo deve spingere (e non frenare) per un nuovo debito pubblico, perché nel bilancio dell’UE i soldi NON CI SONO. E poi chi vuole la crescita deve costruire un’Europa più federale, dove prendere le decisioni e non difendere il letale diritto di veto.
