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  • Stefano Facchi

Pannelli fotovoltaici sopra i parcheggi

Articolo di Stefano Facchi.

Il parcheggio è già costruito, già impermeabilizzato, già esposto al sole tutto il giorno. Metterci sopra delle pensiline fotovoltaiche produce energia, ripara le auto e abbassa di diversi gradi la temperatura superficiale dell'asfalto, senza toccare un solo ettaro di terreno agricolo.

In Italia la norma dice metà della cosa giusta.
Dal maggio 2024 il decreto Agricoltura vieta i nuovi impianti fotovoltaici con moduli collocati a terra nelle zone classificate come agricole dai piani urbanistici. Restano alcune eccezioni: agrivoltaico sollevato, cave e miniere dismesse, aree industriali, progetti finanziati dal PNRR. A luglio 2026 la Corte costituzionale ha confermato la legittimità di quel divieto.
Il decreto sulle aree idonee va nella stessa direzione: nell'individuare dove installare, le Regioni devono privilegiare le superfici già edificate, capannoni industriali e parcheggi in testa. E dal 2026 gli impianti a terra sono esclusi dal computo degli obblighi di rinnovabili sui nuovi edifici, perché i pannelli devono stare sul tetto o sulle pertinenze, tettoie dei parcheggi comprese.
Manca il pezzo francese. Sui parcheggi scoperti l'Italia non ha ancora nessun obbligo. La direttiva europea sulla prestazione energetica degli edifici impone il fotovoltaico sui nuovi parcheggi coperti adiacenti agli edifici entro dicembre 2029, ma il recepimento italiano è in ritardo: la scadenza del maggio 2026 è passata senza decreto.
Intanto, secondo i dati ISPRA sul consumo di suolo, nel 2024 il fotovoltaico a terra ha pesato per circa un quinto di tutto il nuovo suolo consumato in Italia.
Il vero nodo non è solare contro agricoltura. È quali superfici per prime. Quelle già asfaltate, già esposte, e che non danno da mangiare a nessuno.

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