Milano, oltre la percezione
Articolo di Beatrice Uguccioni.
Negli ultimi anni si è diffusa una lettura del “modello milanese” come sviluppo edilizio aggressivo, percepito come fuori controllo e causa diretta delle disuguaglianze urbane.
Quando però si passa dalle percezioni ai dati, il quadro cambia.
Uno studio pubblicato sull’Italian Journal of Planning Practice - rivista scientifica di classe A nel settore urbanistico - firmato dal professor Stefano Salata del Politecnico di Milano, affronta tre aspetti chiave: la scala delle trasformazioni (se realmente massiva o più diffusa), la produzione di benefici pubblici e il rapporto tra sviluppo urbano e dinamiche dei prezzi.
I risultati indicano che Milano non sta vivendo un’espansione “in avanti”, ma una rigenerazione interna, che riutilizza e sostituisce il costruito esistente, limitando il consumo di suolo.
Milano costruisce su se stessa.
Emergono altri elementi controintuitivi: non è la presenza dei cantieri, di per sé, a incidere sui prezzi; è la qualità urbana che ne deriva — servizi, verde, spazio pubblico — a rendere i quartieri più attrattivi.
Il punto, quindi, non è fermare la trasformazione, ma governarla e rendere accessibili i benefici che produce.
