Mafia a Milano e in Lombardia
Intervento di Franco Mirabelli alla presentazione del libro "Mafia a Milano e in Lombardia" di Giampiero Rossi, Mario Portanova e Franco Stefanoni.
Prima di tutto voglio ringraziare Anna Scavuzzo per avermi chiesto questo contributo, la dottoressa Dolci per il grande lavoro fatto in questi anni, gli autori e i giornalisti perché penso che raccontare la presenza delle mafie sul nostro territorio sia non solo utile ma anche necessario.
La recente missione della Commissione Parlamentare Antimafia a Milano ha evidenziato una crescita e un aumento della pervasività della criminalità organizzata a Milano, a cui purtroppo non corrisponde un maggior allarme sociale, anzi più le mafie spostano le proprie attività aggredendo l'economia legale e il mondo della finanza e meno c'è attenzione e preoccupazione verso una presenza che rischia di inquinare non solo l'economia ma la stessa democrazia.
Già nella diciassettesima Legislatura, la Relazione della Commissione Parlamentare Antimafia - guidata da Rosy Bindi - aveva parlato dell'insediamento delle mafie al Nord e non di semplici infiltrazioni.
Da allora questo fenomeno si è allargato ed è sempre più sofisticato come raccontano le inchieste, soprattutto l'ultima denominata Hydra.
Il quadro che ne emerge è quello di un radicamento che, infiltrandosi nell'economia legale, consente alle mafie di offrire servizi alle imprese, dalle false fatturazioni alla messa a disposizione di capitali, arrivando così a sottomettere le imprese stesse e a condizionarle e ad inquinare la libera concorrenza.
Ma dalle inchieste risulta anche una elevata capacità di utilizzo degli strumenti finanziari e informatici per delinquere mimetizzandosi.
È chiaro che le mafie si sono insediate qui perché questa è la zona più ricca del Paese ed è anche la realtà più internazionale d'Italia.
Le mafie agiscono in una dimensione globale, non si pongono confini, e hanno bisogno di operare là dove l'economia legale consente di riciclare gli immensi proventi derivanti dalle attività illegali.
Le inchieste confermano che qui le attività criminali non si limitano al riciclaggio, ma qui c'è uno snodo importante per il traffico di droga, le estorsioni e vere e proprie forme di caporalato legate ai subappalti, ottenuti grazie alla disponibilità di imprese colluse o condizionate dalla criminalità organizzata.
La vera novità che è emersa da Hydra è la capacità delle diverse mafie di allearsi, mantenendo la propria autonomia, per riciclare i propri capitali.
Evitare i conflitti è una scelta che guarda all'utilità economica ma anche alla necessità di nascondersi. La stessa scelta che ha portato a utilizzare il meno possibile la violenza e i metodi mafiosi, per potersi muovere senza suscitare allarme sociale. Anche se, la stessa inchiesta racconta del ritrovamento di significativi arsenali di armi. Infine emerge ancora che le mafie che reinvestono capitali e forniscono servizi alle imprese hanno bisogno della politica per agevolare e sveltire le proprie attività e su questo le inchieste aperte, a cui stanno contribuendo diversi pentiti, potrebbero approfondire le responsabilità.
Sapere che le mafie, anche se sparano meno, non sono meno pericolose è necessario, come essere consapevoli che se capitali enormi frutto di attività criminali entrano nell'economia legale è in pericolo la nostra stessa democrazia.
Per questo, prima di tutto la politica ha una grande responsabilità, quella di considerare la lotta alle mafie una priorità.
