L'Ue a tutela della democrazia
Articolo di Walter Veltroni pubblicato dal Corriere della Sera.
«Ho visto cose che voi umani non potete neanche immaginare». Le parole del replicante Roy Batty in Blade Runner si attagliano benissimo a questo tempo della storia. Il tempo del caos. Proviamo a mettere ordine, si fa per dire.
Il Presidente degli Stati Uniti, absit iniuria verbis, annuncia in una intervista a Time che non esclude il ricorso all’Insurrection Act o la proclamazione di uno stato d’emergenza in occasione delle prossime elezioni di Midterm. «Non prendo nessun impegno». Nessuno che gli chieda di quale diavolo di emergenza stia parlando. Non lo si chiede per timore della risposta, che tutti paventiamo. L’emergenza per Trump è rappresentata dalla possibilità che gli americani, rinsaviti, votino per i democratici e sovvertano la maggioranza nel Congresso. Secondo le previsioni pubblicate in questi giorni dal sito Race to the White House questa prospettiva è, allo stato, realistica. Statisticamente, sulla base dei polls, si pronostica che esista il 72% delle possibilità che il Senato si tinga di blu e, per la Camera dei Rappresentanti, questa cifra sale addirittura all’88%.
Tra un mese il panorama politico degli Usa potrebbe essere sconvolto da un cambio di maggioranza che renderebbe gli ultimi due anni di presidenza molto meno che definibili come quelli di un’«anatra zoppa». Trump ha collezionato una tale quantità di misfatti, di violazioni delle regole del gioco della democrazia americana, un tale arricchimento personale, Forbes stima più di tre miliardi dollari, che ha ragione di tremare se non potrà più contare sulla coperta di protezione di una maggioranza repubblicana peraltro sempre più irrequieta e preoccupata.
Non serve richiamare qui tutti gli infiniti passaggi di un incubo, quello che l’Occidente sta vivendo con il tycoon. Ogni giorno ce n’è una. Le crisi internazionali si sono tutte aggravate, alcune si sono aperte, le economie mondiali soffrono per la bizzarria dei comportamenti e delle dichiarazioni di un vero incidente della storia come si è dimostrato essere l’attuale inquilino della Casa Bianca, all’interno si contrasta violentemente il dissenso, che sia di cittadini o della libera stampa.
Ma quella frase, la cui gravità è sfuggita anche a un mondo politico italiano impegnato a discettare sulla lunghezza delle gonne o su altre futilità, dovrebbe scuotere, far accendere i riflettori, immaginare piani di soluzione dei possibili esiti di una crisi delle dimensioni di quella contenuta nelle minacce di Trump.
E se fosse vero? Se prima delle elezioni dalla Casa Bianca si pensasse di dichiarare uno stato d’emergenza per non far svolgere la consultazione o per condizionarla nei vari modi ventilati?
Stanno pensando, ne scrivemmo mesi fa su queste colonne, a interferenze sul voto postale o, peggio, alla dislocazione della famigerata Ice all’uscita dei seggi. Cose dell’altro mondo, avrebbe pensato persino il replicante Batty.
Ma c’è un’altra possibilità: che Trump dichiari illegittimo un voto che lo veda sconfitto. Che contesti l’assegnazione dei seggi, impedisca la definizione dei risultati. Cosa che, lo sappiamo, ha già fatto dopo le elezioni in cui vinse Biden, fino al drammatico assalto al Campidoglio, alla violenza antiistituzionale, all’odio populista, ai morti. Non dobbiamo mai dimenticare che nel primo giorno della sua seconda presidenza, doveva essere proprio la massima urgenza nazionale, decise la grazia a 1.600 condannati o indagati per l’assalto alla casa della democrazia americana.
Per mettere dei punti fermi: in questo momento in America non esiste nessuna emergenza nazionale. Dichiararla per la paura di perdere le elezioni, cercando di impedire il suffragio e la scelta dei cittadini si configurerebbe come una sorta di colpo di stato, un tentativo di negare l’essenza della democrazia: il voto libero delle persone.
L’Occidente è senza guida, in questo momento. Gli Usa si sono ritratti da questo compito al quale, nella storia, le amministrazioni democratiche o repubblicane non hanno mai abdicato. L’Europa, speriamo presto con una ritrovata Gran Bretagna, e con i nuovi partner come il Canada può assolvere a questo mandato. Senza i valori della democrazia e della libertà, il mondo rischia di precipitare nelle autocrazie, nelle dittature, nella violenza, nella guerra. Ciò che sta già accadendo. Vigilare, chi ce lo avrebbe mai detto, sulla democrazia americana, è oggi un dovere di tutti coloro che, a destra e a sinistra, credono nelle libere istituzioni del potere pubblico.
Sconsiglierei sottovalutazioni.
