L'Italia è ferma, senza strategia di crescita
Intervento di Beatrice Lorenzin inl Senato, durante il dibattito sul Dfp.
Il Documento di finanza pubblica presentato dal Governo, come ha anche sottolineato l'Ufficio parlamentare di bilancio, non è prudente: è, semmai, ottimistico.
E rischia di consegnarci nei prossimi anni una traiettoria del debito più pesante di quella dichiarata. Siamo di fronte a un documento che fotografa l'esistente senza affrontare la profondità i problemi che ci hanno portato alla crisi che stiamo vivendo.
I conti sono certamente più stretti, ma il Paese è più fragile.
Il deficit resta al 3,1%, fallendo persino l'importante obiettivo del rientro sotto il 3%, mentre il debito continua a salire e la crescita resta inchiodata allo 0,5%.
Colpisce il tentativo di minimizzare il mancato raggiungimento di quell'obiettivo, quando per mesi è stata indicata come la traiettoria da seguire per liberare risorse.
Oggi, invece, ci troviamo con margini ridotti e senza una strategia di crescita.
Non possiamo continuare a nasconderci dietro il contesto internazionale. Se fosse solo quello, tutti i Paesi europei sarebbero fermi come noi. Ma non è così: Spagna e Grecia crescono quattro o cinque volte più dell'Italia.
La differenza è nelle scelte.
Quei Paesi hanno utilizzato il rimbalzo post-Covid e le risorse europee per sostenere investimenti, semplificare, attrarre capitali, rafforzare il lavoro e la domanda interna.
L'Italia, invece, pur avendo a disposizione oltre 150 miliardi di PNRR, cresce meno di tutti.
E questo è un dato politico, non congiunturale.
Inoltre, nel DFP manca una visione per i giovani, per la ricerca, per l'innovazione. Intanto continua la fuga di capitale umano: centinaia di migliaia di giovani, molti altamente qualificati, lasciano l'Italia per costruire altrove il proprio futuro, sempre più spesso in Paesi europei concorrenti.
Da ex Ministro della Salute, non posso non evidenziare con forza il dato sulla sanità: il fondo sanitario nazionale in rapporto al PIL è previsto in calo fino al 5,88% nel 2029.
Questo significa, al di là degli annunci nominali, una riduzione reale della capacità del Servizio sanitario nazionale di rispondere ai bisogni dei cittadini. Significa meno servizi, più liste d'attesa, maggiore pressione su operatori già allo stremo.
Dopo quattro anni, continua a manca una strategia industriale, energetica e sociale. Si è scelto di occupare il dibattito parlamentare con riforme istituzionali e bandiere identitarie, mentre altri Paesi discutevano di crescita, innovazione, lavoro e competitività. Oggi i nodi vengono al pettine.
Questo Documento certifica un Paese fermo, più fragile e senza direzione.
Gli italiani sono abituati ai sacrifici, ma non possono essere chiamati ancora una volta a stringere la cinghia senza una prospettiva di crescita futura.
È il momento di chiudere la stagione della propaganda e aprire finalmente quella delle scelte.
Perché il futuro non si rinvia: si costruisce.
