L'estrema destra avanza in Europa
Articolo di Chiara Braga.
Il risultato dell'estrema destra in Germania è un campanello d'allarme enorme per tutta l'Europa. E colpisce che, nel Governo italiano, i due vicepremier abbiano avuto reazioni diametralmente opposte: Salvini esulta per il risultato, Tajani si dice preoccupato, mentre da FdI è arrivata la consueta ambiguità del "non condivido e non condanno".
La vittoria dell'AfD in Sassonia-Anhalt è un voto regionale ma ha un impatto politico enorme. Dietro quel risultato ci sono paure e bisogni reali: la domanda di sicurezza, le difficoltà economiche, l'invecchiamento della popolazione, la crescita della disoccupazione. Ma l'estrema destra risponde a queste domande con ricette e valori che per noi sono inaccettabili: xenofobia, razzismo, antisemitismo e nazionalismo.
Su questi temi non può esserci spazio per ambiguità: o si assecondano le pulsioni estremiste e si indebolisce l'Europa, oppure si sceglie con chiarezza la strada della democrazia, della solidarietà e di un'Europa più forte.
In Italia una sinistra alternativa alla destra c'è ed è in campo. Abbiamo già costruito molte battaglie comuni: dalla sanità ai salari, dalla difesa della democrazia alla battaglia contro l'autonomia. Ora dobbiamo accelerare, costruendo un programma condiviso perchè dopo quattro anni di governo Meloni è sempre più evidente una cosa: la destra può rivendicare stabilità, ma non è in grado di garantire protezione e risposte ai problemi reali delle persone.
Tutta l’Internazionale nera è al lavoro per smantellare l’Europa e colpire le nostre democrazie e la nostra presidente del Consiglio, Giorgia Meloni “con l’Internazionale nera non ha mai tagliato i ponti. Nel suo Governo c’è chi esulta mentre il suo silenzio non indica una presa di distanza, ma ambiguità”.
Per arginare questa sfida - come afferma il responsabile Esteri Pd, Peppe Provenzano - “avremo bisogno di un’Europa federale, ma per costruirla serve il consenso dei cittadini. E senza politiche chiare contro il caro e la deindustrializzazione che li sta impoverendo, questo consenso non ci sarà. La soluzione alla crisi, come dimostra la Germania, non può essere la riconversione dell’industria civile in industria bellica attraverso la corsa al riarmo nazionale”.
“La destra di Merz ha pensato di arginare gli estremisti inseguendoli sul loro stesso terreno. Un errore drammatico: tra la copia e l’originale le persone votano l’originale, anche quando fa orrore. E una parte di responsabilità ricade anche sull’Spd: il cordone sanitario è sì irrinunciabile ma non basta se il governo di cui fai parte non dà risposte a chi si sente escluso e chiede protezione sociale”.
Il bisogno di protezione sociale che le destre sfruttano soffiando su migranti, sicurezza, primato nazionale: la sinistra è stata troppo timida su questi temi?
“Con Elly Schlein stiamo correggendo questo errore. La vera causa della fatica del ceto medio è rappresentata non dai poveri disgraziati che stanno sotto ma dalle grandi concentrazioni di ricchezza e di potere che stanno sopra. Dobbiamo dirlo con chiarezza e avere un programma coraggioso di redistribuzione, ricostruzione del welfare e reindustrializzazione in grado di offrire alle persone la certezza e la speranza di un futuro dignitoso. È quello che serve per sconfiggere Meloni alle politiche”.
Servirà “un programma radicale perchè dopo quattro anni il risentimento e la sofferenza sociale sono cresciuti anche in Italia e non possiamo permettere che si rivolga a destra. La democrazia si salva se è capace di includere”.
