Skip to main content
  • Matteo Zuppi

Imbroglia chi fa credere che la pace si trova con le armi

Omelia di Matteo Zuppi.

Frate Francesco "ci ricorda che la guerra non è un destino e la pace inizia da noi ed è l'unico futuro possibile. Scrive ai reggitori delle nazioni perché scelgano la pace. Non c'è tempo da perdere, perché la sofferenza è enorme, il divisore complica le soluzioni, imbroglia le menti, fa credere - è imbroglione! - che la pace la troviamo con le armi e non con il dialogo e il diritto". Sono le parole pronunciate dall'arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, cardinale Matteo Zuppi, ad Assisi, durante l'omelia della celebrazione eucaristica nella Basilica di San Francesco di Assisi.

"Il suo e il nostro - ha aggiunto Zuppi - è un mondo segnato da guerre, terribili, follia che rende folli, dove l'unica ragione da cercare è la pace e la giustizia, perché solo queste fanno trovare e difendere tutte le ragioni".
"Laudato si' - dice nell'omelia Zuppi - perché frate Francesco continua a donarci pace e a insegnarci a essere operatori di pace, per portarla dove c'è violenza, odio, incomprensione. Si è spogliato di tutto per essere disarmato. Non significa affatto cedevole, accomodante, irrilevante. Il contrario! Frate Francesco disarma il lupo chiamandolo frate e, essendo per lui frate, negozia con lui, per Gubbio e anche per il lupo, lo restituisce a sé stesso e alla comunità perché si prenda cura di lui".
"San Francesco - continua - , proprio perché aveva chiaro chi era e in che cosa credeva, non aveva paura di incontrare tutti e di essere vicino a chiunque, non con la spada, ma con il dialogo, fratello senza supponenza e distanza. Ci aiuta in questo tempo minaccioso a capire che solo insieme troviamo la risposta e solo se la pace è con tutti è davvero pace. Chiede solo operatori umili e architetti umili di pace che, con coraggio, aiutino a vivere insieme, forti del diritto e non imponendo il diritto della
forza. San Francesco non indica un amore ridotto a idea vaga, ineffabile, che non chiede nulla, falsamente rassicurante per chi cerca di salvare sé stesso, ma un amore come è l'amore vero, totale, per tutti".

"Prendiamo, al termine di questo anno di giubileo francescano, anzi di questi anni, il giogo liberante e sicuro di Gesù, che libera perché ama, costruendo la casa di Dio e la città degli uomini, amando. Così, come disse Papa Leone, l'Europa e il mondo intero troveranno nuovi santi, che credono nella parola del Vangelo, umani con la libertà di Cristo, gioiosi per l'amore ricevuto e donato. "Non un mondo da difendere, ma da abbracciare". Laudato si', mi Signore, sempre sii lodato".

"Laudato si' perché frate Francesco, povero, rende ricchi gli altri, non possiede nulla perché ama tutto: non staremo mai bene se possediamo, ma solo se regaliamo perché tutto è nostro se amiamo, amare è donare e non c'è gioia senza rendere contento il prossimo, a cominciare dal povero che amiamo per com'è, non come noi pensiamo debba essere".
E' uno dei passaggi dell'omelia del presidente della Cei e arcivescovo di Bologna, il cardinale Matteo Zuppi, celebrando nella basilica di San Francesco alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nella festa del Santo di Assisi.
"Legarsi al povero non come oggetto di interesse, ma come nostro fratello - continua Zuppi - non è un sacrificio, ma una esperienza di amore, che dona e fa trovare dolcezza e amicizia.
Solo così viviamo quello che non si compra e non si vende, l'amore. Ecco, frate Francesco ci fa scoprire e riscoprire le radici più profonde e comuni del nostro Paese, che ci rendono umani e pieni di cultura".
"Frate Francesco, piccolo fratello universale, andava ovunque, voleva raggiungere tutti e si sentiva a casa ovunque e tutti con lui si sentivano a casa, anche gli uomini simili a fiere selvatiche", "non riduciamo San Francesco a noi - esorta Zuppi -, ma seguiamolo per sentire nostro il mondo e ogni popolo".
"A frate Francesco - ha quindi concluso -, al termine di questo straordinario ottavo centenario, accendiamo la lampada del nostro cuore e quella di tutto il nostro Paese con quella votiva dei Comuni d'Italia. San Francesco, insieme a Santa Caterina da Siena, è il nostro Patrono. Permettetemi uno speciale ricordo per i comuni delle aree interne che tante radici conservano e desiderano solo che queste possano dare nuovi germogli, cioè vita e futuro".

Condividi questo contenuto su :
Pin It

Iscriviti alla nostra Newsletter

Per ricevere la mail di aggiornamento attività .
Accetto la Privacy policy