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  • Maria Rita Vergani

Il Comune di Rho ha incontrato gli IMI

Articolo di Maria Rita Vergani.

Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, comportante la resa italiana e la conseguente cessazione delle ostilità tra l'Italia e le forze anglo-americane, ai soldati italiani presenti nel territorio controllato dagli ex-alleati tedeschi (in Italia, Francia, Grecia e Jugoslavia), rimasti senza comando e ordini superiori e dunque disarmati e catturati, fu chiesto di scegliere se continuare a combattere a fianco dell'esercito germanico o essere deportati in campi di detenzione in Germania o in Polonia.

La maggioranza dei soldati decise di non servire né il Terzo Reich, né la nuova Repubblica Sociale fascista, accettando invece la prigionia. Considerati per questo come traditori, furono trattati duramente e, inquadrati appunto come IMI (Internati Militari Italiani), vennero privati delle garanzie riconosciute ai prigionieri di guerra dalle Convenzioni di Ginevra. Successivamente, per accordi presi tra i tedeschi e le autorità di Salò, furono impiegati come manodopera nell'industria bellica e nelle miniere, senza beneficiare della protezione della Croce Rossa Internazionale.
Si stima che circa 650.000 soldati siano rientrati in questa categoria.
Niente tutele: per privarli delle garanzie della Convenzione di Ginevra (come l'assistenza della Croce Rossa), i tedeschi inventarono per loro la qualifica di "internati militari" e non di prigionieri di guerra.
Lavoro coatto: furono costretti a lavorare duramente nelle industrie belliche e nelle miniere tedesche in condizioni estreme.
Vessazioni e vittime: soffrirono la fame, le malattie e le violenze; decine di migliaia morirono nei campi di concentramento.
Il Comune di Rho li ha incontrati. Oggi voglio ricordarli.

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