Skip to main content
  • Carlo Borghetti

Fine vita: un passaggio istituzionale difficile ma necessario, perché le persone non si lasciano sole

Intervento di Carlo Borghetti al convegno "Fine vita: la libertà di scegliere".

Fine vita: un passaggio istituzionale difficile ma necessario, perché le persone non si lasciano sole. Ne abbiamo parlato oggi al Pirellone in particolare con Franco Mirabelli.

Viviamo in un Paese che attraverso la sua Corte Costituzionale ha sancito -a precise condizioni- la possibilità di essere legalmente accompagnati al suicidio medicalmente assistito, ma poi lascia soli gli interessati nella predisposizione dell’atto finale, senza alcun controllo, a pagamento, attraverso una auto somministrazione di farmaci non definiti: è civiltà o è Far West?
Sia chiaro, non stiamo assolutamente parlando di eutanasia, il primato della vita è fuori discussione: parliamo di persone che ai sensi della Sentenza 242/2019 della Corte devono contemporaneamente essere:
1) affette da una patologia irreversibile fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che la stessa reputa intollerabili; 2) tenute in vita da trattamenti di sostegno vitale; 3) pienamente capaci di prendere decisioni libere e consapevoli; 4) aver espresso un proposito formatosi in modo libero e autonomo, chiaro e univoco.
ll Parlamento è da anni latitante sul tema, nonostante dal 2022 sia depositata una proposta a prima firma del sen. pd Alfredo Bazoli, osteggiata però dalla destra, non da Forza Italia, come ci ha raccontato oggi Bazoli.
In Regione il gruppo PD ha lavorato sulla proposta Coscioni di legge popolare regionale
con emendamenti, che ho contribuito a scrivere, volti ad aggiungere elementi come la limitazione della procedura ai pazienti maggiorenni, la definizione della modalità per i medici di astenersi per motivi di coscienza, la dilazione dei tempi della procedura, ivi compresa la proposta obbligatoria al paziente delle cure palliative, l’allargamento della commissione che deve verificare la sussistenza delle condizioni definite dalla Sentenza ad altri soggetti competenti, come un palliativista ed eventualmente il medico di famiglia.
Non stiamo parlando di consentire o no di accedere al suicidio medicalmente assistito, perché questo È GIÀ POSSIBILE ai sensi della Sentenza costituzionale. Stiamo parlando di accompagnare meglio, e di più, la persona fino a un gesto che questa persona può eventualmente comunque fare.
Personalmente sento forte la responsabilità, e il dovere, di impedire che in assenza di procedure pubbliche ufficiali, e definite, possano nascere luoghi della morte privati, incontrollati e a pagamento.
I gruppi politici di destra che in Regione hanno respinto la proposta di una procedura regolamentata appellandosi alla necessità di una legge nazionale, sono gli stessi che a Roma, in Parlamento, bloccano la approvazione di una legge nazionale: ma che coerenza è?!
Gli interventi di oggi pomeriggio di Franco Mirabelli, Alfredo Bazoli, Pierfrancesco Majorino, Silvia Roggiani, Franco Riccio, Marilisa D’Amico e Francesca Floriani hanno descritto molto bene la necessità di regolamentare per legge attraverso il servizio sanitario il Fine Vita: cresca la consapevolezza dell’opinione pubblica -oltre le battute da social- a spingere la politica su una strada bipartisan finalmente risolutiva.

Condividi questo contenuto su :
Pin It

Iscriviti alla nostra Newsletter

Per ricevere la mail di aggiornamento attività .
Accetto la Privacy policy