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Dal 2015 ad oggi a Pavia decessi più che raddoppiati

Scritto da Giuseppe Villani.

Giuseppe VillaniTra febbraio e marzo 2020 più che raddoppiati i decessi a Pavia . A evidenziarlo è un’analisi condotta dal consigliere regionale del Pd Samuele Astuti, professore a contratto dell’università LIUC, insieme a Massimo Cavallin che ha analizzato la mortalità in Lombardia nel mese che intercorre tra il 23 febbraio e il 21 marzo per gli anni dal 2015 al 2020 (in base agli ultimi dati Istat disponibili). L’analisi è basata su un campione di comuni che assomma più della metà, il 56%, della popolazione lombarda. In Lombardia, per una mortalità che varia di pochi punti percentuali nei primi quattro anni, il 2020 spicca con un incremento del 113%. I deceduti sono quindi più del doppio di quanto sia avvenuto nello stesso mese degli anni precedenti, anche se i decessi riconosciuti Covid sono solo una porzione minoritaria.
A Pavia, nel periodo analizzato, i decessi sono passati da 241 del 2019 a 508 del 2020 , quindi più che raddoppiati. Di questi solo 118 sono stati accertati come covid19.
“Il dato sulla mortalità è quello che colpisce di più – spiega Giuseppe Villani – perché dietro ognuno di questi numeri c’è la sofferenza di una famiglia che oltre ad aver perso un proprio caro non ha neanche potuto assisterlo. Il dato ufficiale sulla mortalità da Covid19 presenta per la nostra regione dei dati anomali, con il picco a Bergamo, che non ha eguali in nessuna altra parte del mondo. Siamo stati evidentemente investiti da uno tsunami, ma se il settore ospedaliero ha provato a reggere l’onda d’urto, non così il sistema di medicina territoriale, che in Lombardia era già storicamente più debole rispetto agli ospedali e che dopo la riforma del 2015 è stato ulteriormente indebolito, tanto che in questa crisi è letteralmente collassato. Solo negli ultimi giorni la Regione ha introdotto le USCA (unità speciali di continuità assistenziale) per la sorveglianza dei sintomatici e dei pazienti riconosciuti Covid. Rimedio tardivo ma importante, che va rapidamente potenziato ed esteso. L’emergenza impone di superare questo elemento di debolezza del sistema lombardo, che ha altre notevoli eccellenze, ma non la rete della medicina territoriale.”

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