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Lotta al CoViD-19

Scritto da Emilia De Biasi.

Emilia De BiasiDocumento del PD lombardo a cura di Emilia De Biasi, Responsabile Welfare in Segreteria regionale, del Consigliere Gianni Girelli, capogruppo in Commissione Sanità, e dell'On Elena Carnevali.

Dal 21 febbraio scorso la Lombardia continua ad essere al centro di una pandemia che sta avanzando costantemente: in poco più di quaranta giorni, infatti, il numero dei cittadini positivi al CoViD-19 ha superato le 50mila unità e il dato dei decessi - ben 8.905 alla data del 5 aprile - tocca drammaticamente il 17,6% dei contagiati.
Purtroppo, rimane ancora troppo basso il numero massimo di tamponi che Regione Lombardia è in grado di processare (non si scosta infatti dai 5mila al giorno) e quotidianamente assistiamo a un triste bollettino che riporta un numero costantemente crescente di decessi tra gli ospiti delle case di riposo oltre che di cittadini lasciati soli nelle proprie abitazioni. Un numero impressionante di contagiati si riscontra tra gli operatori sanitari negli ospedali, nelle residenze per anziani e tra i medici di famiglia, tutte persone che hanno contratto il virus in percentuali altissime e che si sono ammalate proprio nell’adempiere al loro lavoro, a volte con conseguenze estreme, troppo spesso in assenza di adeguati dispositivi di protezione.
Siamo dentro una nuova fase dell’epidemia. L’intervento nel solo ambito ospedaliero, importante, ma riparativo, è oramai insufficiente e va integrato rapidamente con il monitoraggio e la prevenzione sul territorio. La Lombardia si è trovata gravemente impreparata proprio su questo versante, e non c’è più tempo da perdere: lo dimostrano le nuove restrizioni ai comportamenti individuali che si succedono giorno dopo giorno, e pongono interrogativi sul quando e come ci si dovrà attrezzare per un graduale ritorno alle attività lavorative, di studio, e sanitarie oggi interrotte dall’emergenza.
Il tema oggi è come attraversare l’epidemia in sicurezza: non c’è un prima e un dopo, ma un durante che rischia di essere senza fine e di provocare nuovi morti, povertà, crollo dell’economia. Per questo dobbiamo agire subito con azioni concrete sul versante della salute individuale e collettiva in Lombardia.
E’ urgente che il Presidente Fontana risponda alle domande poste da molti, dai Sindaci e dal Gruppo PD in Regione, che il PD Lombardia fa proprie.
La Regione deve approntare un Piano per gestire l’immediato e la transizione al graduale rientro alle attività, intervenendo innanzitutto con risposte concrete nei territori più colpiti, anche attraverso il coinvolgimento delle assemblee dei sindaci.
Le priorità sono ormai tristemente note:
1. Provvedere alla distribuzione, secondo il fabbisogno, dei dispositivi di protezione a partire dalle mascherine, innanzitutto per il personale medico, infermieristico e di tutto il comparto sanitario, negli ospedali, sul territorio, per i medici di medicina generale, per gli infermieri e per tutti i professionisti della sanità, tra cui i lavoratori delle RSA e quelli impegnati nei servizi alle persone con disabilità.
2. Provvedere alla distribuzione delle mascherine ai cittadini. Una sciarpa non equivale ad un dispositivo medico.
3. Predisporre una gamma di interventi volti al monitoraggio e alla prevenzione secondo criteri di valutazione uguali su tutto il territorio nazionale, a partire dalle rilevazioni sierologiche, per avere certezza dei dati ed efficacia delle rilevazioni epidemiologiche:
– Utilizzare in modo allargato i tamponi, decisivi per certificare l’evoluzione dell’epidemia e l’immunità degli asintomatici oltre che utili per l’eventuale allentamento delle misure di restringimento sociale.
– Coinvolgere tutti i laboratori universitari e privati accreditati affinché cooperino nel processare i tamponi.
– Sottoporre comunque a tampone tutti i sintomatici, ed estenderne l’effettuazione ai loro familiari e ai contatti più recenti qualora risultino positivi.
– Estendere il tampone all’intera cittadinanza a partire dalle situazioni socialmente più fragili migranti, disabili, zone ad alta povertà abitativa, case popolari, persone senza tetto) come prima indispensabile forma di prevenzione del contagio.
– Monitorare a domicilio le persone che risultino più a rischio, con interventi sociosanitari che garantiscano la continuità di cura.
4. Interrompere la mattanza di anziani nelle case di riposo. Modificare la Delibera regionale 8 marzo 2020, che identifica nelle RSA le strutture da dedicare all’assistenza a bassa intensità dei pazienti CoViD-19 positivi.
5. Individuare luoghi dedicati alla convalescenza sia per coloro che non hanno la possibilità di svolgerla nella propria abitazione sia per le persone più a rischio che convivano con persone positive.
6. Prevedere – laddove possibile e se richiesto – opportunità alberghiere per il personale sanitario e sociosanitario, in modo da mantenerne in sicurezza i familiari.
7. Per quel che riguarda gli ospedali, è urgente la creazione di aree riservate ai pazienti CoViD-19 positivi, anche nelle singole aree specialistiche.
8. Ridisegnare gli spazi dedicati alle altre patologie, laddove cure e interventi non possono essere procrastinati, sia per quanto concerne il Pronto Soccorso sia per i reparti di cura, a partire dall’oncologia, dalla cardiologia, dalla ginecologia.
9. Reclutare personale sanitario e sociosanitario per alleggerire i turni di lavoro nell’emergenza, divenuti oramai insopportabili.
10. Dedicare una parte del Piano alla salute mentale, per le persone ricoverate, per quelle in carico ai servizi territoriali, e in rete con i professionisti degli studi privati. Vi è un problema immediato di attenzione a questa fragilità, e vi sarà un problema non necessariamente patologico, ma certamente diffuso e intergenerazionale relativamente alle conseguenze della pandemia per pazienti, cittadini, operatori sanitari.
Come costruire il dopo durante l’epidemia è il tema di fondo, che riguarda lo Stato e le Regioni, i livelli locali ed europei.
Serve un Piano per ricominciare dalla salute e porsi l’obiettivo di cominciare a riprendere la vita sociale e produttiva, e per questo servono criteri organizzativi temporali, anagrafici, tecnici, di distanza, dispositivi costanti di protezione individuale…
Perciò abbiamo bisogno di lavorare insieme.
Nessuno basta a se stesso. Nemmeno la Lombardia.

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