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La Sicurezza e il Decreto Salvini

Scritto da Franco Mirabelli.

Franco Mirabelli
“La Sicurezza e il Decreto Salvini. Tra propaganda, ricerca di nemici e paure dei cittadini” (video).

Proverò a spiegare cosa implica il Decreto Sicurezza che non serve né a governare meglio l’immigrazione né a mettere in campo più risorse e iniziative per garantire davvero la sicurezza.
È un decreto che fa propaganda, in cui la Lega si intesta la parola “sicurezza”.
Dopo la discussione approfondita del testo che abbiamo fatto in Parlamento non trovo alcuna ragione per poter dire che in seguito all’approvazione di questa legge ci sarà maggiore sicurezza per i cittadini italiani ma anzi, il modo in cui viene affrontato il tema dell’immigrazione credo che rischi di aumentare l’insicurezza.
La legge è un manifesto che affronta nella maggioranza degli articoli proprio il tema dell’immigrazione e l’unico obiettivo è quello di dire che in Italia non si vogliono gli immigrati per cui si deve sapere che chi arriva in Italia avrà tempi più lunghi nel momento in cui sbarca, avrà di tempi di permanenza più lunghi nei centri per i rimpatri in attesa del riconoscimento o meno del diritto a restare nel Paese, avrà meno possibilità di vedersi concedere il permesso per ragioni umanitarie perché molte ragioni non saranno più ritenute valide.
Aumenterà, inoltre, la necessità di avere i centri per i rimpatri, che andranno costruiti velocemente (quindi saltando tutte le regole normali per l’assegnazione dei lavori e non facendo le gare per gli appalti, alla faccia del Movimento 5 Stelle). Dopo 180 giorni in cui i migranti rimangono nei centri per i rimpatri dovrebbero andare via ma sui rimpatri non c’è niente; anche i soldi che erano già disponibili per agevolare i rimpatri volontari, che stavano funzionando, vengono spostati in un fondo generico e, oltretutto i rapporti con i Governi dei Paesi di provenienza di migranti non sono così cordiali da agevolare il ritorno dei migranti.
I permessi per ragioni umanitarie, comunque, vanno rinnovati ogni due anni.
In Italia c’erano perché siamo un Paese di approdo di molti migranti, alla fine di un percorso drammatico, scappati da guerre e povertà o da luoghi in cui non ci sono libertà.
Con il Decreto Sicurezza, queste ragioni non saranno più considerate valide per la concessione di permessi umanitari.
Molte persone dotate di quel permesso oggi hanno lavoro, casa, famiglia. Con l’entrata in vigore della nuova legge, quando queste persone andranno in questura a chiedere il rinnovo del permesso di soggiorno, nonostante lavorino e non abbiamo procedimenti penali in corso, non lo avranno perché saranno venute meno le ragioni umanitarie per cui il permesso era stato concesso.
Questo significa che tutte quelle persone non avranno più diritto di stare in Italia e, di conseguenza, siccome non andranno via, precipiteranno nell’illegalità, senza che abbiano colpe o responsabilità ma solo per dare il segnale che non si vogliono immigrati nel Paese.
Nella discussione parlamentare, la cosa impressionante è che abbiamo chiesto di risolvere la situazione almeno per le persone che hanno già un lavoro, trasformando il loro permesso in un permesso di lavoro, e la maggioranza di Governo non ha accettato.
Inoltre, viene stilata una lista di Paesi, con criteri molto restrittivi, e chi non arriva da lì non potrà avere il permesso di restare, neanche se al suo Paese d’origine rischia la vita.
Il Decreto Sicurezza, quindi, vuole essere un messaggio contro l’immigrazione, con la folle illusione che chi parte dall’Africa - attraversando il deserto, subendo torture e rischiando la vita - leggendo il testo della legge possa spaventarsi e convincersi a non partire.
Durante i lavori al Decreto nelle Commissioni parlamentari questo argomento è stato esplicitato, spiegando che caduti i Governi buonisti, con il Governo giallo-verde sarà dura la vita per chi arriva in Italia.
Per mandare questo messaggio, però, si accaniscono su persone che stanno in Italia con regolare permesso di soggiorno e che, venendo meno le ragioni per cui era stato concesso, saranno precipitate nell’irregolarità.
Oppure ci si accanisce su persone nate in Italia ma da una famiglia di origine straniera. I ragazzi nati e cresciuti in Italia da famiglie di origine straniera, per ottenere la cittadinanza italiana dovranno aspettare 4 anni dopo il compimento della maggiore età e non più 2.
Si lancia, quindi, un messaggio di intolleranza xenofobo molto evidente.
I Governi precedenti credo che abbiano dedicato molta attenzione agli sbarchi e meno attenzione all’integrazione e se abbiamo perso voti lo dobbiamo anche a questo.
Sicuramente è stato sbagliato creare centri di immigrati in paesini con pochi abitanti, alimentando il caos, però, ci sono state anche cose che hanno funzionato come gli Sprar (luoghi in cui si impara l’italiano, si conosce l’Italia, ci si inserisce in un contesto territoriale) e che con il Decreto Sicurezza vengono chiusi o lasciati disponibili solo per le persone a cui è già stato riconosciuto il permesso di soggiorno o l’asilo politico.
Questa operazione alla fine non produrrà meno impatto dell’immigrazione sui territori.
Oggi, con la riduzione degli sbarchi, ci sarebbe stata la possibilità di lavorare in maniera significativa sull’integrazione.
Con il Decreto Sicurezza, invece, si torna indietro anche da questo punto di vista.
Sembra quasi che ci sia la volontà di continuare a tenere una tensione sul tema dell’immigrazione, non di governarla ma di fare in modo che produca il senso di disordine.
Sul tema della sicurezza in senso stretto ci sono una serie di articoli.
Ma davvero il problema della sicurezza in Italia sono il posteggiatore abusivo o l’accattonaggio?
I sindaci, grazie al Decreto Minniti, hanno già la possibilità di intervenire su queste materie. Il Decreto Sicurezza non aggiunge niente su tutto ciò.
Al Senato è stata recentemente approvata la legge sulla legittima difesa e dà il messaggio che lo Stato non riesce a difendere i cittadini e, quindi, si devono arrangiare da soli. Il Governo ha risposto che questa interpretazione era sbagliata per cui ci aspettavamo che avrebbero stanziato molte risorse da destinare al controllo del territorio, invece non è stato così: nel Decreto Sicurezza si sono ripresi i soldi già stanziati in precedenza per la videosorveglianza nei Comuni, non si sono approvati gli aumenti degli organici delle forze dell’ordine (le assunzioni che vengono continuamente propagandate sono quelle stabilite dal Governo precedente), non ci sono norme per contrastare i trafficanti di essere umani.
Dopo una vicenda come quella avvenuta a San Lorenzo a Roma, inoltre, mi sarei aspettato di vedere proposte misure per aiutare i sindaci ad obbligare le proprietà a mettere in sicurezza luoghi in degrado e invece non c’è niente.
Nel Decreto Sicurezza, dunque, non c’è nulla per far fronte ai problemi veri.
Complessivamente, il Decreto Sicurezza manda il messaggio che il problema dell’Italia sono gli immigrati, gli accattoni, i posteggiatori abusivi.
La mafia e la criminalità organizzata restano sullo sfondo o addirittura non sono un problema ma anzi diventano un’opportunità perché la legge sui beni confiscati consente di fare cassa. L’Agenzia che si occupa dei beni confiscati, quindi, viene potenziata con un obiettivo: venderli (se i Comuni che ne sono in possesso dopo un anno non sono in grado di utilizzarli per qualche progetto) per recuperare soldi destinati ad un Fondo del Ministero dell’Interno e non mettere i beni a disposizione della collettività, come prevede la Legge Pio Latorre per i beni confiscati, per dare un messaggio sociale e civile.
In questo modo, però, passa il messaggio che i beni confiscati vanno venduti per fare cassa.
Con un mio emendamento, su questo tema siamo riusciti a fare una piccola correzione: siccome i Comuni non hanno soldi per gestire i beni confiscati e riadattarli all’esigenza che serve, si costituirà un fondo a disposizione dei Comuni in cui ci andrà il 10% del ricavato delle vendite dei beni confiscati a questo scopo.
Rimane il messaggio sbagliato che la lotta alle mafie non è la priorità.
La priorità del Governo è parlare alla pancia del Paese e, quindi, seminare l’idea che ogni problema di insicurezza sia legato a dei responsabili, che non sono necessariamente i criminali ma sono delle categorie (gli immigrati, ad esempio) e che i fenomeni complessi come l’immigrazione si possono semplificare per usarli e non si governano.
Questo è in sintesi il Decreto Sicurezza.
Il Decreto Sicurezza, quindi, è una legge che non ha senso dal punto di vista concreto ma che serve a solleticare gli istinti non belli che pure ci sono e si scarica su alcune categorie.
Si tratta, quindi, di una legge manifesto che farà danni dal punto di vista della sicurezza. Il tema dell’immigrazione, infatti, gestito così ci riporta indietro agli anni in cui sui territori era molto visibile e problematica.

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