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Siamo sicuri di questo decreto sicurezza?

Scritto da Franco Mirabelli.

Franco Mirabelli
Intervento al Circolo PD Caponnetto (video).

Il “Decreto Sicurezza” è passato con il voto di fiducia al Senato mentre alla Camera dei Deputati la discussione è in corso. Su questo tema sta circolando molta propaganda per cui vorrei fare alcune considerazioni per specificare meglio di cosa si tratta.
Di norme che renderanno più sicura la vita dei cittadini all’interno del provvedimento, in realtà, non ce ne sono.
Il decreto è un manifesto con cui la Lega vuole dire agli italiani che garantirà loro maggiore sicurezza in forza del fatto che con quella legge si renderà la vita durissima per gli immigrati. Per questo, si mettono in campo una serie di norme in cui non ci sono molte distinzioni e sono tutte finalizzate a mandare un unico messaggio: in questo Paese non vogliamo immigrati.
L’assurda idea di fondo è di scoraggiare così i disperati che hanno intenzione di partire attraversando l’Africa, sopportando le torture libiche e salendo sui barconi pur di fuggire dalla miseria e cercare una vita migliore.
I provvedimenti contenuti nel decreto sono fortemente penalizzanti per gli immigrati sia regolari che irregolari e propagandarli, secondo la Lega, dovrebbe esser sufficiente a bloccare le partenze verso l’Italia.
L’unico vero risultato è che si è prodotta una legge che per quanto riguarda le questioni dei migranti è un’aberrazione e, probabilmente, per molti versi sarà anche incostituzionale.
La tesi di fondo del “Decreto Sicurezza” è che in Italia non si vogliono gli immigrati.
Nei fatti si prevede che chi arriva deve sostare nei centri di riconoscimento e per il rimpatrio molto più tempo rispetto a prima, con un percorso che aggrava di molto le condizioni degli immigrati, ma alla fine non ci sono risorse né altre misure per agevolare i rimpatri.
Con il “Decreto Sicurezza”, inoltre, vengono ridotte le motivazioni per cui può essere concesso il permesso umanitario agli immigrati e chi non ha più diritto a restare in Italia se ne deve andare ma non c’è nulla che garantisca che ciò avvenga. Anche l’attività diplomatica del nostro Ministro degli Interni di questo periodo non facilita le relazioni con i Paesi di provenienza dei migranti.
Gli aspetti più gravi, però, riguardano le ricadute negative che il “Decreto Sicurezza” ha su persone che ad oggi sono regolari.
Chi è in Italia con permesso di soggiorno ottenuto per ragioni umanitarie, ad esempio, con l’entrata in vigore del decreto potrebbe vedersi negare il rinnovo perché le ragioni per cui era stato concesso il permesso anni fa potrebbero non essere più considerate congrue con le nuove normative. Questo produrrà l’effetto di rendere improvvisamente irregolari migliaia di persone che oggi sono in Italia regolarmente e con quel permesso lavorano, hanno casa e famiglia e hanno cominciato ad integrarsi.
Questo significa far uscire le persone dal circuito della legalità.
In questa situazione, gli italiani non saranno più sicuri: aumentare il numero delle persone irregolari, allargare la sacca dell’illegalità crea terreno fertile per le organizzazioni criminali e per chi delinque.
Con le nuove norme facciamo precipitare migliaia di persone in una situazione di irregolarità e illegalità.
È stata stilata anche la lista dei Paesi da cui possono provenire i migranti a cui si può riconoscere il diritto d’asilo e ci sono criteri molto restrittivi.
Nella scorsa legislatura, il PD aveva fatto una battaglia – conclusasi negativamente per mancanza di voti – per riconoscere la cittadinanza italiana a ragazzi nati e cresciuti in Italia senza dover aspettare di compiere il 18esimo anno e poi attendere altri due anni per ottenerla. Con il “Decreto Sicurezza”, gli anni di attesa per i ragazzi che, raggiunta la maggiore età, chiederanno la cittadinanza italiana diventeranno quattro.
Contestualmente, viene indebolito tutto ciò che funziona rispetto all’integrazione, come gli SPRAR, dove, con le nuove norme, sarà possibile accedere solo per i minori o con permesso di soggiorno.
Questo vuol dire che viene meno un’opportunità per abituarsi ad un Paese, imparare la lingua e essere inseriti in attività.
Tutto questo comporta anche uno sforzo economico perché dentro a questo disegno folle c’è la costruzione di molti centri per il rimpatrio che, oltretutto, per fare in modo che possano essere costruiti rapidamente, si scegli di andare in deroga alle regole sugli appalti (cioè i lavori potranno essere assegnati senza alcuna gara).
Lo spirito che anima il “Decreto Sicurezza”, quindi, non è certamente quello di far risparmiare gli italiani o di farli sentire più sicuri.
Con la nuova legge si esplicita che si renderà la vita difficile agli immigrati così che capiscano che in Italia non devono venire, mettendo anche in discussione valori fondanti della nostra democrazia.
Un’altra parte del decreto riguarda la sicurezza e si confermano alcune norme già previste nei decreti di Minniti o norme che già sono nelle disponibilità dei sindaci.
Il testo di legge si occupa dei mendicanti, dei posteggiatori abusivi, del daspo nelle attività sportive.
Non c’è nulla che aumenti le possibilità per i sindaci di intervenire dove ci sono zone degradate che la proprietà non mette in sicurezza, come San Lorenzo a Roma.
Non ci sono norme contro i trafficanti di esseri umani.
Non ci sono risorse per la videosorveglianza nelle strade.
Non ci sono risorse per aumentare le assunzioni delle forze dell’ordine (sono confermati i soldi che avevano stanziato i Governi PD).
Anche in questo caso, quindi, si tende a dare un segnale sbagliato: con le norme del “Decreto Sicurezza”, di fatto, si spiega che in un Paese come il nostro in cui ci sono la mafia, la camorra e la ‘ndrangheta, il problema della sicurezza è rappresentato esclusivamente da mendicanti, posteggiatori abusivi, negozi etnici. Non è giusto che il Governo faccia passare un simile messaggio.
È comprensibile la paura dei cittadini di fronte ad un ampio fenomeno migratorio non governato ma non il problema non si risolve prolungando di 4 anni l’attesa per la cittadinanza a ragazzi nati e cresciuti in Italia o facendo precipitare nella clandestinità soggetti ora regolari.
Guardando alle questioni della lotta alla mafia, inoltre, nel “Decreto Sicurezza” non c’è niente. Nel testo vengono fatti alcuni ritocchi alla riforma del Codice Antimafia approvata nella scorsa legislatura per vendere i beni confiscati al fine di recuperare risorse. Il messaggio che si manda, quindi, è che i beni confiscati alle mafie sono utili per fare cassa e il ricavato deve essere investito nelle misure per la sicurezza.
Per farlo si recupera una norma in cui si dice che se i Comuni che hanno in gestione i beni, dopo un anno dall’ottenimento, non sono in grado di progettare qualcosa, i beni possono essere messi in vendita.
Con il “Decreto Sicurezza” viene rafforzata l’Agenzia dei Beni Confiscati, se ne aumenta il personale ma tutti vengono impiegati a cercare di vendere all’asta i beni confiscati, allargando la platea di coloro che li possono comprare (pur cercando di garantire controlli per evitare che non tornino nelle mani dei mafiosi).
Questo è l’unico modo in cui il “Decreto Sicurezza” affronta il tema della mafia e della criminalità organizzata. Si tratta di due articoli su 60 del decreto e l’unica questione riguarda la vendita dei beni confiscati.
Questo compromette anche il principio della legge di Pio Latorre che indica di colpire le mafie in ciò che è loro più caro (cioè il patrimonio) e di metterlo poi a disposizione della collettività perché è alla collettività che è stato sottratto.
Spingere sulla vendita mette in discussione quel principio.
Noi abbiamo introdotto un piccolo miglioramento al testo con un mio emendamento che è stato approvato e che prevede che, dato che i Comuni spesso non riescono ad utilizzare i beni confiscati perché non dispongono di risorse sufficienti per farlo, il 10% delle risorse ricavate dalle vendite venga utilizzato per alimentare un fondo a disposizione degli Enti Locali per gli utilizzi.
È una piccola misura ma che dà il segno che continuiamo a credere nel principio di Pio Latorre.
Il “Decreto Sicurezza”, quindi, è una legge manifesto che serve a Salvini come una bandiera da sventolare ma non ci sono norme che garantiscano maggiore sicurezza ai cittadini.
Oltretutto, ogni volta che la maggioranza di Governo propone una legge manda il messaggio che la mafia non è una priorità: nel “Decreto Sicurezza” i problemi sono identificati con i reati predatori percepiti. Che la lotta alla criminalità organizzata non sia una priorità per questo Governo è confermato anche dalle ultime vicende di Corleone, in cui il candidato sindaco di M5S spiega in campagna elettorale di parlare con i parenti dei boss per redimerli.
C’è, quindi, molto di cui essere preoccupati.
Dovremo comunque monitorare bene l’applicazione delle norme del “Decreto Sicurezza” perché molte problematicità emergeranno e dovremo farle notare.

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