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L'Italia non può non avere un Ministero del turismo

Scritto da Dario Franceschini.

Dario Franceschini
Intervento alla Camera dei Deputati in occasione del riordino delle competenze dei Ministeri (video).

Signor Presidente, non intendevo intervenire in questo dibattito, perché mi hanno insegnato che a volte è poco elegante che un ministro uscente, all'inizio di un nuovo mandato, parli del settore di cui si è occupato per qualche tempo, però è difficile tacere, perché questo Parlamento oggi cambia una scelta fatta dalla stessa Aula in un'altra legislatura, cinque anni fa.
Vorrei tranquillizzare quelli che vivono come un incubo tutte le cose fatte dal Governo Renzi: questa scelta fu fatta precedentemente, all'inizio della legislatura, con una maggioranza diversa e una larga condivisione.
E si scelse di mettere insieme cultura e turismo, facendo finire quel peregrinare delle competenze del turismo che sono state una delle ragioni della debolezza del settore, delle politiche del settore, negli anni, perché il turismo è stato primo un Ministero da solo, poi è stato un dipartimento della Presidenza del Consiglio, poi con le attività produttive, poi con la cultura, poi di nuovo un dipartimento della Presidenza del Consiglio. Si è fatta una scelta permanente, con un intervento legislativo, di unire cultura e turismo in Italia. Un percorso lungo, non pensate che basti fare una norma o un decreto; un percorso lungo, perché il passaggio dal dipartimento della Presidenza alla direzione generale dei Ministeri, il passaggio del personale, il passaggio delle competenze richiede mesi, ha richiesto circa due anni.
Una scelta che è stata condivisa con le regioni italiane, al di là del colore delle singole giunte; una scelta che ha portato a elaborare per più di due anni, in un percorso condiviso con i comuni e le regioni di ogni colore, il Piano strategico del turismo, che è stato unanimemente approvato dal comitato permanente, e anche qui con colori di ogni tipo, e che ha portato a scrivere finalmente per i prossimi cinque anni le scelte strategiche del nostro Paese in un settore centrale come quello del turismo. Sono arrivati anche i risultati, che non derivano soltanto, o se non in minima parte, dalle politiche del Governo, ma da un fatto strutturale, con cui noi dobbiamo fare i conti: il turismo è cresciuto enormemente negli ultimi anni, crescerà in modo esponenziale nei prossimi anni, perché crescono il numero dei turisti che escono per la prima volta dal loro Paese a un ritmo di milioni ogni mese.
E l'Italia è la prima meta desiderata di viaggio per tutti i turismi del mondo, quelli antichi e quelli moderni. Perché mettere insieme cultura e turismo? Non c'è bisogno nemmeno di spiegarlo in Italia, non è un tema del turismo culturale, che è un settore. È che la cultura, il patrimonio culturale del nostro Paese è il valore aggiunto che possiamo mettere nella competizione globale per tutti i tipi di turismo, perché è cresciuta enormemente - lo sappiamo tutti - la competizione nel turismo balneare, nel turismo legato alle bellezze naturali, nel turismo legato al wellness, nel turismo termale, e crescerà enormemente nel mondo nei prossimi decenni, perché il mondo ha bellezze naturali da offrire.
Ma nessuno ha nel mondo la possibilità di legare agli altri tipi di turismo, a pochi metri o pochi chilometri di distanza, un patrimonio culturale che rende enormemente più competitivo qualsiasi tipo di turismo nel nostro Paese rispetto alla concorrenza internazionale che avremo sempre di più nei prossimi anni. Quindi, cultura e turismo assieme; e sulla base di questo è stato fatto il Piano strategico, che vale per i prossimi cinque anni, se non verrà abrogato. Si è cercato di fare scelte coerenti, che sono profondamente legate. Nel mio lavoro di Ministro non sapevo se quella scelta la facevo come Ministro della cultura o come Ministro del turismo, perché se nei nostri musei statali in cinque anni i visitatori son passati da 38 a 50 milioni è una cosa che serve alla cultura, ma è una cosa che serve anche al turismo di quelle città. L'anno dei cammini, l'anno dei borghi, l'anno del cibo italiano, questo è l'anno del cibo italiano, proclamato dal MiBACT insieme al Ministero dell'agricoltura. Non c'era bisogno di fare questa operazione.
E quindi la capitale italiana della cultura, la promozione del turismo all'estero. Tutto questo smontato per un capriccio. Con l'agricoltura, il turismo con l'agricoltura: un caso unico al mondo! Ma allora, se dovevate farlo, potevate farlo da solo; si costituiva per legge il Ministero del turismo da solo. Ma con l'agricoltura, per una ragione, Presidente, che è una ragione quasi divertente, se non fosse deprimente e surreale. Il Ministro Centinaio lo ha dichiarato nelle interviste.
Ha detto: voglio il turismo - e conta nella Lega, quindi era una pretesa - perché sono un operatore del settore turismo. Mi chiedo: ma se avesse fatto il Ministro della difesa, faceva difesa e turismo come Ministero? Se faceva il Ministro della Giustizia, faceva giustizia e turismo? E dico ai 5 Stelle, veramente, senza provocazioni, non soltanto nell'articolo 28 del vostro contratto c'è scritto: un Paese come l'Italia non può non avere un Ministero del turismo, che non può essere solo una direzione generale di un altro Ministero. Esattamente quello che votate oggi! Assecondare una prepotenza, assecondare un capriccio senza una ragione logica va contro un principio fondamentale: non si gioca con le istituzioni, non si gioca con un settore centrale dell'economia italiana per i prossimi decenni.