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Lotta alla corruzione e alle sue connessioni con la criminalità

Scritto da Franco Mirabelli.

Franco Mirabelli
Intervento alla tavola rotonda "Misure di contrasto, personali e patrimoniali al fenomeno corruttivo/criminale - Misure premiali" all'interno del convegno "Lotta alla corruzione e alle sue connessioni con la criminalità" organizzato da Unaep (Unione Nazionale Avvocati Enti Pubblici) - video».

Molto spesso la Pubblica Amministrazione si è messa nelle condizioni di non valorizzare le professionalità che ha al suo interno. A questo, negli ultimi anni, ha contribuito anche la scarsità delle risorse che, tra l’altro, ha comportato riduzioni degli organici.
Inoltre, si è aggiunta una retorica per cui i lavoratori della Pubblica Amministrazione sono stati considerati tutti indistintamente dei “fannulloni” e questo non ha aiutato a valorizzare i meriti.
Sicuramente c’è la necessità di intervenire su alcune norme approvate di recente in materia di contrasto alla corruzione per portare miglioramenti rispetto alle problematiche che via via emergono nell’applicazione delle leggi. Questo, però, non deve sminuire il fatto che, nella scorsa legislatura, abbiamo fatto moltissimo in materia di anticorruzione e lo hanno certificato le tante associazioni attive nell’ambito dell’antimafia e della legalità.
Oltretutto, in questi anni, sia nella lotta alla mafia che nella lotta alla corruzione, abbiamo anche assistito a dei risultati.
Oggi si continua a dire che la corruzione è aumentata ma questa considerazione si basa anche sul fatto che si scoprono i corrotti e i corruttori. Così, come quando le forze dell’ordine sono andate a San Luca ad arrestare un boss della ‘ndrangheta, a fare notizia è stato il fatto che qualcuno gli abbia baciato la mano e non che lo Stato è andato a casa dei boss, dove si riteneva che fosse impossibile entrare, per arrestarli.
Dovremmo, invece, cominciare a guardare anche che dei risultati si stanno ottenendo.
La legge sul whistleblowing, ad esempio, è stata fatta alla fine della scorsa legislatura; con il passare del tempo, sicuramente ci sarà la necessità di verificarne gli effetti, però qualche risultato lo sta già portando, come mostrano i dati, e la sua finalità di tutelare chi denuncia il malaffare è comunque un passo avanti.
Non va dimenticato, inoltre, che questa legge – così come altre delle tante approvate – nasce dalla base di esperienze già sperimentate sul campo. Ci sono, infatti, Comuni (come Milano) che già avevano messo in pratica tutele per chi denunciava il malaffare, anche attraverso l’anonimato.
Allo stesso modo, le norme sulla revisione del Codice Antimafia, ad esempio, raccolgono l’esperienza concreta dei magistrati che si occupano di misure di prevenzione e questo è utile in particolare per le aziende confiscate per cui occorre creare da subito le condizioni affinché funzionino.
Sulle aziende, infatti, si deve pensare sempre ad interventi che tengano conto dell’interesse pubblico ma anche alla loro specificità e al fatto che hanno dei lavoratori e, quindi, è necessario costruire un sistema per cui nel momento in cui vengono sequestrate bisogna già essere nelle condizioni di decidere se si potranno far funzionare.
Dare ai magistrati la funzione di gestire il tutto e non più ad un’Agenzia che nel corso del tempo si è rivelata inefficiente ha consentito di tutelare l’interesse pubblico, i lavoratori, le aziende e la legalità.
Allo stesso modo, passando ad un altro ambito, il Decreto Legge n.90 del 2014 è stato utile: è nato su un’emergenza perché non avremmo fatto Expo senza quel provvedimento. A mio avviso, si tratta di un provvedimento importante perché, quando si verifica che un’azienda è coinvolta in episodi di corruzione per l’acquisizione dell’appalto con il cantiere già aperto e i lavori in corsi, non si fa l’interesse pubblico se l’unica soluzione diventa chiudere il cantiere e mandare via l’azienda. È giusta, invece, l’idea di cambiare il management per portare a termine i lavori previsti dall’appalto.
Attenzione poi a dire che la corruzione tra privati sia un tema che non riguarda l’interesse pubblico: non è così.
Guardando alle inchieste che abbiamo analizzato in Commissione Antimafia, infatti, possiamo dire che la ‘ndrangheta al Nord non è molto interessata alla Pubblica Amministrazione ma è maggiormente intenzionata ad entrare nelle aziende. L’interesse delle mafie, dunque, nei territori del Nord, non è come quello tradizionale del Sud per i grandi appalti ma, al contrario, è il cercare di entrare nell’economia legale, gestendo tutto attraverso le aziende. Questo implica che le mafie al Nord abbiano meno bisogno della politica perché comunque l’aggressione è all’economia.
Nel corso della precedente legislatura, abbiamo poi introdotto il reato di corruzione tra privati che prima non c’era e anche questo è fatto importante.
In Commissione Banche, analizzando la vicenda di Monte de Paschi di Siena, è emerso che i manager che erano stati corrotti per acquistare titoli spazzatura che poi hanno mandato in crisi la banca, hanno i soldi in conti a Singapore e Dubai e la Procura di Siena non li può toccare perché si tratta di denaro derivato da corruzione tra privati che prima non era reato.
Vicende come questa, però, hanno un interesse pubblico.
La lotta alla corruzione, quindi, va fatta ovunque, altrimenti non facciamo un buon servizio al Paese.

Sottolineo che, a prescindere dai contratti di Governo, la Legge Anticorruzione è già stata fatta nella scorsa legislatura; con essa sono stati introdotti diversi reati e ci si è dotati di strumenti utili alle indagini. Eppure quella legge non è stata votata da M5S perché abbiamo respinto l’idea dell’introduzione della figura dell’agente provocatore.
Bisogna evitare gli eccessi e la caccia alle streghe ma alcune attenzioni su questa materia sono necessarie.
La trasparenza dei redditi di chi amministra e la trasparenza dei fondi privati che arrivano alla Pubblica Amministrazione sono cose importanti. Se ad esempio Grande Aracri, capo della locale di ‘ndrangheta dell’Emilia, avesse finanziato la festa del Comune di Brescello, ci sarebbe qualche problema.
In molti campi dove c’è la tutela pubblica, quindi, bisogna fare attenzione a ciò che succede.
Personalmente, sto lavorando per presentare una proposta di legge di revisione complessiva del sistema del gioco con premi in denaro e, rispetto a questo tema, penso che per aprire qualunque esercizio e per gestire una sala giochi o delle slot machines nei bar, sia necessario che si sappia da dove arrivano i capitali e dove vanno perché questo è il modo per dare tranquillità e evitare infiltrazioni criminali. Resto contrario allo scandalismo ma non vorrei però che la questione dello scandalismo, ogni tanto, diventasse un alibi per togliere dal campo alcuni argomenti o per evitare di fare alcune cose.
Spesso, ad esempio, raccontano che i ritardi della ricostruzione sono dovuti al fatto che i dipendenti della Pubblica Amministrazione non hanno il coraggio di firmare le carte per paura delle possibili conseguenze in caso di problemi ma deve essere chiaro che c’è anche un principio di responsabilità che deve andare di pari passo con il resto. Ci sono persone pagate per le responsabilità che hanno e che si devono assumere.
Non va bene che la caccia al corrotto diventi la giustificazione per non fare ciò che serve.

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