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Towanda Dem

Scritto da Emilia De Biasi.

Emilia De BiasiGrido di battaglia: Towanda, come Idgie e Ruth, le protagoniste di “Pomodori verdi fritti”, ribelli alla prepotenza maschile e al razzismo del Sud degli Stati Uniti negli anni Trenta.
“Towanda dem” e’ l’atto di ribellione delle donne Pd contro il Nazareno. La ‘rivolta’ femminile deflagra con una lettera-appello che è uno spietato atto di accusa nei confronti dei colleghi maschi. A cominciare dall’ex segretario Matteo Renzi e dal presidente Matteo Orfini, per continuare con gli attuali vertici. “Abbiamo sbagliato a fidarci - scrivono le donne dem - non accadrà mai più”.
Durissime le accuse, condivise da circa 500 firmatarie: dalla violazione del principio della “parità effettiva a ogni livello”, contro lo statuto e nel silenzio degli organismi di controllo; all‘uso “cinico” delle pluricandidature femminili per far eleggere più uomini; alle politiche di destra introdotte surrettiziamente, come la previsione del “dipartimento mamme” separato dal “dipartimento pari opportunità” o i temi controversi mutuati dalla destra e inseriti nei 100 punti del programma.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: il Pd è oggi meno ‘rosa’ di M5s e Destra.
“Per la prima volta- si legge nell’appello- il Partito Democratico è sovrastato nella rappresentanza femminile parlamentare dal Movimento 5 Stelle e dalla Destra e mentre chi ha vinto le elezioni affida la leadership dei gruppi parlamentari e le cariche istituzionali alle elette, nel PD un gruppo dirigente sempre più chiuso e muto si trincera in delegazioni e “trattative” di soli uomini”, si legge nell’appello delle 500 donne contro le politiche del gruppo dirigente dem. Il riferimento è alla foto della delegazione Pd al Quirinale. Segretario reggente, presidente del partito e capigruppo: tutti rigorosamente uomini.
Eppure, rilevano le donne dem, “nella scorsa legislatura, anche grazie alle primarie con la doppia preferenza di genere, eravamo il gruppo più rosa del Parlamento. Abbagliate dal primo Governo con il 50 e 50, ci siamo fidate. Abbiamo pensato: è fatta. Un errore politico fatale che non ripeteremo mai più. Mai più pluricandidature femminili di poche per far eleggere molti uomini. Sono bastate le pluricandidature di 8 donne per escludere 39 candidate e favorire l’elezione di altrettanti uomini. Il cinismo non ha sortito pienamente i propri effetti perché il “flipper” si è incagliato nella batosta elettorale. Il tutto in violazione palese dello Statuto e nel silenzio degli organismi preposti al controllo”.
In Parlamento, continuano, “deputate e senatrici hanno lavorato senza sosta per far avanzare i diritti delle persone e la libertà femminile. Dalla ratifica della Convenzione di Istanbul al decreto sul femminicidio del 2013, dalla reintroduzione delle norme per vietare le dimissioni in bianco alla medicina di genere. Fanno altrettanto le amministratrici locali impegnate nei quartieri, nei Comuni, nelle Province e Città Metropolitane e nelle Regioni, dialogando e lavorando con il vasto mondo delle donne impegnate nelle professioni, nei sindacati, nelle associazioni e nel Partito”.
Le donne del Pd continuano: “Abbiamo introdotto misure antidiscriminatorie per la rappresentanza negli organi politico-amministrativi a tutti i livelli istituzionali e chiediamo che le Regioni in cui governa il PD introducano la doppia preferenza di genere nelle proprie leggi elettorali. Annullata di fatto la Conferenza delle Democratiche prevista dallo Statuto, nel Partito è stato istituito il “dipartimento mamme” separato dal “dipartimento pari opportunità” con l’ulteriore paradosso di veder comparire nei 100 punti di programma -mai condivisi con alcuno- temi controversi mutuati dalla destra”.
Tutto ciò accade, spiegano ancora le donne dem nell’appello Towanda Dem, “mentre le Nazioni Unite affermano che l’uguaglianza di genere è principio fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi dell’agenda 2030 per uno Sviluppo Sostenibile, per prevenire i conflitti, superare le divisioni e affrontare le cause profonde della disuguaglianza, dell’instabilità e dell’ingiustizia”.
Per le firmatarie dell’appello “è arrivato il momento di passare dalle promesse alle azioni. Vogliamo essere protagoniste della necessaria fase costituente del Partito Democratico a cominciare dall’effettiva rappresentanza paritaria ad ogni livello, ispirata a merito, competenze e rappresentantività politica territoriale, piuttosto che a logiche di fedeltà politica. Ferma restando la necessità di rilanciare la Conferenza delle Democratiche, da subito ci mettiamo al lavoro per riannodare fili con la società e ridare credibilità e forza al Partito Democratico”.

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