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Dieci anni del PD

Scritto da Franco Mirabelli.

Franco Mirabelli
Intervento svolto ad un incontro a Cornaredo.

Il Partito Democratico che avevamo immagino 10 anni fa sicuramente non è quello che abbiamo oggi.
Non potevamo immaginare che saremmo arrivati a questo punto prima della crisi, quando ancora la globalizzazione non aveva prodotto gli effetti negativi che poi ha portato. Lo scenario che abbiamo dovuto affrontare è molto diverso da quello che c’era allora: non c’erano i populismi, non c’era il Movimento Cinque Stelle; lo stesso centrodestra era molto diverso da quello attuale, fortemente a trazione leghista e che sta diventando capace di intercettare le spinte populiste che purtroppo si stanno manifestando in tutta Europa.
È evidente, quindi, che il Partito Democratico che abbiamo pensato allora non corrisponde a ciò che è realmente diventato oggi. Progressivamente si è costruito un percorso positivo per fare il Partito Democratico che volevamo e che non fosse semplicemente il coordinamento degli ex PCI e degli ex Popolari. La vera svolta, con tutti i limiti e i difetti, però, l’ha fatta Matteo Renzi.
L’elezione di Renzi, infatti, ha chiuso quella fase di conflitto e mediazione continua tra i rappresentanti delle vecchie culture e ha spostato in avanti la discussione.
Per molto tempo ho trovato il concetto di “rottamazione” utilizzato troppo contro le persone, però, la rottamazione è stata anche l’idea di superare queste dinamiche per costruire il Partito Democratico.
Questo riconoscimento a Matteo Renzi lo dànno in molti.
Noi stiamo ancora costruendo il Partito Democratico e lo stiamo facendo dentro a una tempesta, dentro ad un conflitto politico e sociale molto diverso da quello che c’era 10 anni fa.
Senza il PD, oggi saremmo nella situazione in cui sono tutti gli altri partiti del socialismo europeo, cioè messi in una condizione residuale rispetto al populismo di destra montante. In tutta Europa, infatti, i partiti della sinistra tradizionale si sono ritrovati ad essere il terzo o quarto partito e ad avere, quindi, posizioni molto residuali in Parlamento rispetto al passato, anche dopo aver governato.
Credo che vada riconosciuto che senza l’intuizione del PD ci saremmo condannati esattamente alla stessa sorte, invece, abbiamo fatto il Partito Democratico e abbiamo ottenuto risultati importanti anche elettoralmente.
Senza il PD, inoltre, non ci sarebbe stata la stagione di riforme che c’è stata in questa legislatura, che ha portato il Paese fuori dalla crisi e ha consentito di avanzare conquiste importanti, come ad esempio i diritti civili.
Il PD, quindi, è stata una svolta importante, una storia originale e che va ancora completata.

Nell’ultima Direzione Nazionale abbiamo deciso di lavorare per una coalizione ampia e che abbia chiari elementi comuni, dando mandato a Piero Fassino di lavorare per costruire le alleanze e sapendo che la legge elettorale premia le coalizioni.
Sicuramente non possiamo fare come il centrodestra che tiene insieme due mondi che in tutto il resto d’Europa sono contrapposti, con un pezzo che fa riferimento al Partito Popolare Europeo e un altro pezzo che fa riferimento alle forze populiste e antisistema, con l’unico collante del potere.
Noi non possiamo fare questa operazione.
Possiamo costruire, invece, una coalizione che tenga conto anche delle differenze e dei giudizi diversi che si sono espressi in questi anni ma comunque mettendo a disposizione una pagina bianca su cui scrivere ciò che vogliamo fare per il futuro, come è stato annunciato da Renzi stesso nel corso della Direzione Nazionale. Ovviamente ci sono delle cose che non ci possono essere chieste: innanzitutto non possiamo rinunciare a valorizzare questi anni di Governo che sono anni in cui abbiamo portato il Paese fuori dalla crisi. C’è una parte importante del Paese che ancora soffre e che ancora non legge nella propria esperienza personale i miglioramenti delle condizioni di vita che dovrebbero preannunciare i dati positivi registrati nell’economia. Ci sono stati 8 lunghissimi anni di crisi e ci vorrà del tempo prima di recuperare, però, le nostre riforme stanno dando dei risultati. Abbiamo, quindi, avviato una stagione positiva, grazie alle nostre riforme e in campagna elettorale dovremo rivendicare il fatto di aver consegnato ai cittadini un Paese diverso e migliore dopo i nostri Governi.
Non abbiamo risolto tutti i problemi, ovviamente, ma il Paese è migliorato.
In secondo luogo, non possiamo accettare che si continui a dire che i nostri sono stati Governi di destra. Siamo una sinistra di Governo, riformista, che vuole costruire un’alleanza ampia per proseguire una stagione di riforme. Siamo in una fase storicamente difficilissima, in cui in Europa vincono gli altri.
Non vogliamo rinunciare alla sfida del Governo, non vogliamo rimanere a fare solo la testimonianza di chi vuole battersi per il migliore dei mondi possibili che nella realità non esiste.
Su alcune questioni, con la Legge di Bilancio, rafforzeremo gli interventi. Tra questi si sta lavorando alla decontribuzione per chi assume i giovani perché c’è un problema serissimo di disoccupazione giovanile. Ci saranno maggiori risorse per finanziare il reddito di inclusione e per allargare il numero degli aventi diritto.
Si ragiona sull’abolizione del super-ticket e su misure per ridurre la precarietà nel mondo del lavoro, tenendo anche conto, però, che il Jobs Act era stato fatto in prevalenza per questo con i contratti a tempo indeterminato a tutele crescenti che avrebbero dovuto sostituire i contratti a tempo determinato ma ci sono ancora molte persone che lavorano con contratti precari e stipendi non adeguati, per cui è necessario intervenire.
Vogliamo intervenire subito, a partire dalla Legge di Bilancio, anche per dare modo di costruire un’alleanza per fare insieme delle cose concrete che si condividono e non solo contro altri.
Ci sono elementi ideali e valoriali che stanno dentro la storia della sinistra riformista del Paese e non solo. Uno di questi riguarda il testamento biologico che cercheremo di approvare entro la fine della legislatura.
Guardiamo, quindi, se sulle cose concrete si riesce a costruire un’alleanza.
La tentazione dell’autosufficienza ci ha creato un po’ di problemi ma ora dovremmo averla superata anche con la scelta del Rosatellum oltre che con la Direzione Nazionale in cui si è dato l’incarico a Piero Fassino di lavorare alle alleanze con una grande disponibilità.
Eviterei di inseguire le polemiche sulla tempistica: la sostanza, infatti, è che c’è la disponibilità e la volontà del PD a creare le condizioni, con umiltà e responsabilità, affinché si faccia una coalizione ampia nell’interesse del Paese. Se altri pensano che le elezioni, invece di essere il momento in cui si decide chi governerà il Paese, sono il momento in cui si regolano i conti interni alla sinistra, facciano pure però così responsabilità e umiltà non esistono.
Non possiamo certamente andare in campagna elettorale insultandoci, come purtroppo è successo nella tornata delle elezioni amministrative.
Il progetto di costruire un Ulivo fuori dal PD e senza il PD oltretutto è fallito, lo dimostra anche il ritorno di Prodi vicino al nostro campo e il suo adoperarsi per aiutare alla costruzione del centrosinistra e come lui anche Veltroni e altre personalità.
Si sta lavorando, quindi, per un’alleanza ampia che va dai radicali, ai verdi, ai socialisti, ai moderati per continuare e migliorare l’esperienza riformista che abbiamo messo in campo in questi anni.
Personalmente faccio fatica a capire chi è stato con noi fino a poco tempo fa, votando tutti i provvedimenti in Parlamento e ha passato la vita politica con noi a cercare di costruire una sinistra di Governo e oggi, invece, sceglie compiere una strada residuale e minoritaria rischiando di dare vantaggi a chi già ne ha tanti, come indicano i sondaggi. Fatico a capire come questa scelta si incontri con la storia che hanno vissuto quelli che ci hanno lasciato di recente.
Non è vero - come dicono alcuni che ci hanno lasciati - che nel PD non si discute mai di ciò che non va al nostro interno, anzi, caso mai si è troppo spesso verificato che si è parlato solo di questo mentre, almeno ora che ci avviciniamo alla campagna elettorale, sarebbe utile che iniziassimo a valorizzare le cose positive che abbiamo fatto.
Se continuiamo a discutere dei nostri difetti, non interesseremo a nessuno. Renzi è diventato Presidente del Consiglio e ha preso il 40% dei consensi alle elezioni europee anche perché parlava una lingua comprensibile al Paese mentre quando la vita politica del PD è quotidiane paginate di stampa che raccontano la discussione e il conflitto interno su questioni incomprensibili alle persone, non siamo interessanti. Abbiamo, invece, bisogno di valorizzare ciò che facciamo, senza trionfalismi perché siamo comunque consapevoli che c’è ancora molto da fare.

Nel corso di un convegno a Roma, le associazioni che si occupano di lotta alle mafie hanno affermato che in questa legislatura, con questi Governi e questo Parlamento, si è fatto moltissimo per la legalità: hanno contato 24 provvedimenti molto importanti e tutti considerati positivi, sebbene si tratti di associazioni e sindacati non particolarmente benevoli nei confronti del PD. Questi provvedimenti li valorizziamo troppo poco. Si tratta della legge anticorruzione, delle norme per contrastare l’evasione fiscale, dei poteri conferiti all’Autorità Nazionale AntiCorruzione, della reintroduzione del reato di falso in bilancio (che consente di costruire le riserve utili alla corruzione), dell’istituzione del reato di auto-riciclaggio, della legge per punire gli eco-reati, della correzione del reato di voto di scambio politico-mafioso inteso come voti in cambio di favori e non più solo di denaro.
Infine, con le modifiche per aggiornare il Codice Antimafia abbiamo costruito norme per una migliore gestione dei beni confiscati e fatto in modo di mettere subito a disposizione della collettività i beni immobili, aziende e denaro che vengono confiscati ogni anno alla criminalità organizzata.
Inoltre, abbiamo sostenuto e rafforzato il lavoro della magistratura e dell’intelligence che sono molto preparate e non è un caso se alla Direzione Nazionale Antimafia è stato affidato anche il compito di prevenire e contrastare il terrorismo: abbiamo le migliori capacità investigative, i migliori strumenti, le migliori banche dati.
Nelle scorse settimane le forze dell’ordine sono andate ad arrestare i boss dell’ndrangheta nelle loro case a San Luca, in mezzo alla loro gente, dove sembrava impossibile per lo Stato entrare.
Sicuramente ci sono ancora molti problemi e Ostia ne è una dimostrazione ma alla sicurezza dell’Italia ci teniamo davvero.
I reati sono in calo ma la destra populista, con la Lega in testa, continuano a spiegare che il problema del Paese sono gli immigrati e i reati di strada commessi dalla microcriminalità. Questi aspetti sono sicuramente importanti per il sentire comune ma, in realtà, i veri problemi del Paese rispetto alla legalità si chiamano corruzione, mafie, miliardi provenienti dai traffici illeciti investiti nell’economia legale.
La criminalità organizzata si infiltra così nelle nostre comunità. È vero che non spara e non commette reati visibili ma sono ugualmente pericolosi e non bisogna abbassare la guardia.
Nessuno si deve considerare tranquillo.
La vicenda di M5S in Sicilia lo dimostra: hanno spiegato per tutta la campagna elettorale che i candidati delle altre forze politiche erano tutti “impresentabili” e poi a pochi giorni dalla chiusura delle urne è stato arrestato il primo dei non eletti del Movimento Cinque Stelle.
Siamo, dunque, di fronte a situazioni serie che non possono essere cancellate solo perché sono più difficili da affrontare. La questione dei micro-reati e della piccola criminalità è più facile anche perché è visibile, l’indignazione è più immediata, è sufficiente fare qualche denuncia e scaricare poi tutto sugli immigrati.
In realtà, però, nessuno fino ad ora ha fatto ciò che è riuscito a fare il Ministro Minniti per governare il fenomeno dell’immigrazione. Tutti si sono riempiti la bocca ma il PD ha agito e ha fatto ciò che aveva annunciato all’inizio della legislatura: si è andati in Libia per fare accordi per evitare che si creassero le condizioni per cui partono i barconi. Rimane da fare una parte di lavoro insieme alla Libia per poter verificare lì chi ha diritto all’asilo e far venire in Europa soltanto queste persone, distribuendole in modo equo tra i Paesi europei.
Il lavoro è stato avviato e ora si sta proseguendo.
Se oggi gli sbarchi si sono ridotti del 30%, infatti, è grazie al come siamo riusciti ad affrontare la questione.
Certamente il problema della sicurezza non si risolve solo limitando gli sbarchi. Oltretutto, limitare gli sbarchi deve andare di pari passo con il garantire che non vengano massacrati i migranti che arrivano in Libia e per questo stiamo lavorando affinché sia l’UNHCR ad aprire i campi.
Dobbiamo sapere, però, che c’è anche un problema di integrazione e per questo il cosiddetto Ius Soli è importante e per questo, in prospettiva futura, è anche un’idiozia pensare che si spossa impedire la preghiera a chi non la pensa come noi in Italia, come hanno cercato di fare alcuni sindaci.
Mettere in discussione i diritti non è una buona idea di integrazione: il dire che se gli immigrati stanno in Italia devono avere meno diritti degli altri cittadini non aiuta l’integrazione. Per questo la legge per la cittadinanza è importante: oltretutto non prevede che chi nasce in Italia sia automaticamente italiano ma è la concessione della cittadinanza a chi nasce in Italia da genitori residenti nel Paese da almeno 5 anni e dopo un percorso culturale e serve a fare in modo che i compagni di scuola dei nostri figli non si sentano diversi.
Recentemente, la squadra di basket di Castel Volturno composta da figli di migranti ha avuto bisogno dell’intervento del Governo per essere ammessa ai campionati perché altrimenti non era possibile.
Bisogna sicuramente essere rigorosi verso chi non deve stare in Italia ma a chi può starci deve essere riconosciuta piena cittadinanza, altrimenti creiamo un conflitto che è stato presente in molti Paesi europei come la Francia ad esempio e che poi ha prodotto fenomeni gravi che abbiamo visto.

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