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L’Italia protagonista in Europa di un nuovo legame con l’Africa

Scritto da Paolo Gentiloni.

Paolo Gentiloni
Articolo pubblicato da La Stampa.

Per l’Italia il rapporto con il Mediterraneo è irrinunciabile. E non è solo la geografia a suggerirlo. Abbiamo 8 mila km di coste che affacciano su questo mare dove sono fiorite civiltà, le tre grandi religioni monoteiste, attività culturali e commerciali straordinarie. Di tutto questo patrimonio siamo eredi, ma anche in un certo senso custodi. Questo mare, questo spazio, ci consegna una responsabilità che sentiamo forte.
Tra gli obiettivi prioritari della politica estera italiana in questi ultimi anni c’è, senza dubbio, il tentativo di mettere la questione Mediterraneo al centro dell’agenda politica europea.
Non disponiamo ancora di tutte le soluzioni ai problemi che sono sul tappeto, certo, c’è ancora un percorso difficile da completare davanti a noi, ma se situazioni spinose come la crisi libica iniziano finalmente e con fatica a conoscere miglioramenti, se la questione migranti è diventata oggi un tema imprescindibile da affrontare in tutti i vertici europei, è grazie al lavoro che abbiamo cominciato a fare. E quel qualcosa lo si deve anche a momenti di confronto e di discussione come il Forum Med «Mediterranean Dialogues», giunto quest’anno alla terza edizione.
Negli ultimi anni il bacino mediterraneo è, purtroppo, diventato sempre più un luogo di diffusione di instabilità.
Radicalizzazione, conflitti, proliferare dei fenomeni terroristici, barbarie del traffico di esseri umani: sempre di più siamo stati chiamati a fronteggiare minacce e rischi di questo tipo. Una parte importante delle crisi geopolitiche mondiali si scarica proprio sui Paesi mediterranei, su questo quadrante, e questo carica ancora di più di responsabilità un Paese come il nostro, fondatore dell’Unione Europea, fermo alleato degli Stati Uniti e interlocutore privilegiato dei maggiori player mondiali per quest’area, penso ad esempio alla Russia.
Epicentro di crisi e di instabilità, il Mediterraneo è anche bacino di straordinarie opportunità. Anzitutto opportunità economiche, che l’Italia valorizza sempre più dal Nord Africa al Medio Oriente ai Balcani occidentali. E poi turistiche e culturali.
Con la presidenza del G7, le celebrazioni dei 60 anni dai Trattati di Roma, il vertice sui Balcani a Trieste, la presenza nel Consiglio di Sicurezza Onu, l’Italia ha cercato di assolvere alla propria storica funzione di Paese del dialogo e del confronto. Med 2017 sarà anche un punto di partenza.
Vogliamo rivolgerci al futuro con sguardo ambizioso, affinché un possibile nuovo ordine del Mediterraneo non sia un’utopia magniloquente, ma una prospettiva concreta e lungimirante.
La presidenza dell’Osce che l’Italia eserciterà nel 2018 ci fornirà un’occasione straordinaria per cercare di trasferire nel Mediterraneo quello spirito di Helsinki così importante in Europa nel secolo scorso. Lavorare per una Helsinki del Mediterraneo vuol dire porre le basi per il riconoscimento reciproco, per il dialogo interreligioso, per il governo multilaterale delle crisi.
Una prospettiva che si fonda, innanzitutto, su un nuovo rapporto tra Europa e Africa. Proprio questioni come queste saranno affrontate nella missione africana del governo italiano, che toccherà in questi giorni Tunisia, Angola, Ghana e Costa d’Avorio, dove si svolgerà il vertice tra Unione europea e Paesi africani. E saranno al centro dei lavori di Med 2017, per fare del Mediterraneo non più solo un confine, ma un orizzonte comune per l’Italia e per l’Europa.