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Mafia di ieri e di oggi

Written by Franco Mirabelli.

Franco MirabelliIntervento alla presentazione del libro “Modelli criminali - mafia di ieri e di oggi” di Pignatone e Prestipino (video).

Sono molto utili gli incontri in cui si parla delle mafie perché dobbiamo essere consapevoli del fatto che nel Paese e nell’opinione pubblica non c’è la percezione della pericolosità delle mafie e di cosa sono le mafie oggi.
Il libro “Modelli criminali - mafia di ieri e di oggi” di Pignatone e Prestipino racconta molte cose sulle mafie al Nord, alcune delle quali si possono leggere anche nella Relazione conclusiva dei lavori della Commissione Parlamentare Antimafia della scorsa Legislatura.
Innanzitutto, viene chiarito che non c’è un problema di infiltrazioni mafiose al Nord ma le mafie sono insediate in questi territori e sono ormai una questione nazionale.
Oggi, direi anche le mafie sono un problema internazionale perché ormai i collegamenti all’estero sono evidenti e speriamo che le forze dell’ordine ma anche il nuovo Presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli, che ha sensibilità su questo, possano mettere in campo iniziative utili perché è chiaro che serve una legislazione europea per fronteggiare il fenomeno. È chiaro, infatti, che anche se l’Italia ha un’ottima legislazione per contrastare le mafie ma nei Paesi vicini, ad esempio, non si prevede la confisca dei beni o il reato di associazione mafiosa significa, poi le mafie vanno ad investire lì perché conviene. In questo senso, è utile riuscire a far partire una Procura europea per coordinare i vari strumenti investigativi, altrimenti si fa fatica a contrastare le mafie.
Questi temi non sono scontati e a dimostrare gli insediamenti delle mafie ci sono i dati delle inchieste, i risultati delle sentenze e anche le ricerche dell’Università degli Studi di Milano, coordinate da Nando Dalla Chiesa.
La ‘ndrangheta, in particolare, non è interessata ad arricchire i propri affiliati ma anzi i capi delle locali fanno tutti lavori umili e anche le loro mogli fanno spesso le donne di servizio.
Si tratta, quindi, di un fenomeno molto diverso da ciò che immaginiamo.
A Brescello, ad esempio, si è scoperto che oltre alle infiltrazioni nell’economia c’era anche un insediamento territoriale della ‘ndrangheta. Lo stesso è avvenuto a Sedriano e in altri piccoli Comuni dove nessuno lo andava ad immaginare. Le locali in cui è organizzata la ‘ndrangheta, quindi, ci sono e sono presenti anche al Nord e non sono solo distaccamenti ma operano sui territori e decidono, mentre rimandano alla casa-madre in Calabria la risoluzione di ogni controversia.
La mafia, inoltre, ha scelto di non sparare. La ‘ndrangheta, in particolare, ha scelto di abbandonare l’esercizio militare.
Questo non significa che non abbiano gli arsenali, anzi li hanno ma hanno fatto la scelta di non farsi notare.
Nel passato, in Sicilia, c’è stata una fase in cui la mafia viveva anche della propria visibilità mentre adesso tutto questo non c’è, anzi viene volutamente evitato.
Stiamo parlando, quindi, di organizzazioni che hanno una straordinaria capacità di cambiare e, in particolare, di cambiare sulla base delle leggi che lo Stato mette in campo per contrastarle. Ecco perché c’è bisogno di molta attenzione e di un continuo aggiornamento.
Il libro “Modelli criminali - mafia di ieri e di oggi”, scritto da due magistrati che hanno combattuto la mafia, dice che il problema principale oggi è rappresentato dalla ‘ndrangheta.
Cosa Nostra in Sicilia è stata sconfitta ma non si può pensare alla ‘ndrangheta come se fosse Cosa Nostra perché sono molto diverse.
Partecipando a diversi incontri sul tema, mi capita spesso di notare che c’è una resistenza ad abbandonare quell’idea e ad accomunare tutto.
Al Palazzo di Giustizia di Palermo c’è un manifesto con tutti i morti di mafia e a guardarlo fa impressione ma le mafie adesso sono un’altra cosa rispetto ad allora e hanno fatto la scelta di entrare nell’economia.
Molti Procuratori che si occupano di antimafia stanno cominciando a domandarsi se l’attività principale della ‘ndrangheta sia ancora il traffico di droga o se, invece, non stiano delegando ad altri quella parte per occuparsi di colonizzare l’economia legale.
La ‘ndrangheta entra in molti modi nelle imprese e sceglie quelle in cui c’è la possibilità di distribuire appalti e subappalti e, attraverso questi, dare lavoro e, quindi, alimentare un canale di consenso.
La ‘ndrangheta, ad esempio, si interessa di Sanità perché è un settore che dà prestigio sociale e consente di presentarsi come credibili agli occhi dei cittadini. Questo sta avvenendo anche al Nord, non solo nelle ASL della Calabria, come ha dimostrato anche la recente inchiesta su Pavia.
Al Nord, in particolare, la ‘ndrangheta non è molto interessata agli appalti pubblici: è più facile che necessiti di avere qualcuno dentro i Consigli Comunali per accelerare delle pratiche o i funzionari che possono orientare aiuti e sussidi su alcune famiglie, che è utile per ottenere consenso sociale.
Al Nord sta succedendo che c’è un pezzo di mondo dell’economia che non ha nessuna remora ad avvalersi dei servizi offerti dalla ‘ndrangheta (servizi finanziari, recupero crediti con metodi intimidatori).
Nelle scorse settimane, con una delegazione del PD, siamo andati in Veneto a verificare la situazione dopo che erano emerse delle inchieste sulla ‘ndrangheta in quei territori e ci è stato detto che il Veneto è la Regione con la più alta predisposizione all’evasione fiscale e la priorità sono i soldi per cui non c’è da stupirsi se molti imprenditori non si sottraggano di fronte alla ‘ndrangheta che offre possibilità di vantaggi.
Tutto questo, però, non produce alcun allarme sociale.
Le mafie, invece, sono state battute quando, insieme agli ottimi investigatori e alla migliore legislazione messa in campo, c’è stato un forte impegno e una forte attenzione da parte dell’opinione pubblica.
Per questo è importante spiegare che le mafie sono presenti e pericolose anche se non sparano perché le centinaia di miliardi che vengono immessi nell’economia legale sono un drammatico problema per la democrazia del Paese.
Non è facile da spiegare ma va fatto perché altrimenti si rischia di trasformare la lotta alla mafia nelle semplificazioni del nostro Ministro degli Interni, che applaude ogni mattina alle retate di un po’ di spacciatori ma quando si parla di inchieste sui colletti bianchi non si dice niente e in più si fanno leggi ispirate ad un trend che porta ad abbassare le tutele di legalità proprio dove oggi la mafia è più aggressiva, cioè nell’economia, come ha fatto notare anche Raffaele Cantone in un’audizione in Parlamento.
Più si discute di mafie, quindi, meglio è e il libro “Modelli criminali - mafia di ieri e di oggi” di Pignatone e Prestipino ha il merito di mostrare come sono le mafie oggi e se non lo si capisce si finisce per parlare di cose che non aiutano a comprendere le priorità su cui occorre lavorare per contrastare davvero le mafie.
Dobbiamo avere la consapevolezza che sono state messe in campo molte cose positive per contrastare le mafie anche da parte delle associazioni o delle scuole, che svolgono un lavoro di sensibilizzazione oppure il lavoro che viene fatto per valorizzare la gestione dei beni confiscati oppure realtà come Avviso Pubblico, che cercano di lavorare per la diffusione delle buone pratiche amministrative e che hanno anche prodotto dei risultati legislativi, come nel caso del Whistleblowing. Il Comune di Milano su questo ha fatto da apripista ma anche la gestione di Expo ha fatto da modello di lavoro per costruire una strategia coordinata per evitare le infiltrazioni criminali negli appalti.
C’è, però, un problema di fondo: oggi, proprio sul concetto di legalità stiamo scivolando su un terreno pericoloso.
Abbiamo un Governo, e in particolare il Ministro degli Interni, cioè la persona che più degli altri dovrebbe garantire sul terreno della legalità, che sostiene di fatto di voler parlare con la parte del Paese più a rischio, più border line: sono stati fatti 9 condoni dall’inizio della Legislatura, è stato fatto il decreto “sblocca-cantieri” che nei fatti non mostra interesse per la qualità delle opere e neanche per la tutela dei lavoratori, toglie di mezzo ANAC, consente più subappalti.
Complessivamente, quindi, si sta dando il messaggio che sul tema della legalità si sta abbassando l’attenzione e la gravità sta nel fatto che tutto ciò viene dalla politica, cioè da chi dovrebbe invece dare un segnale diverso.
La classe politica dovrebbe dare esempio al Paese.
Quando ogni mattina viene fatto il comunicato stampa spiegando che, siccome sono stati arrestati un po’ di spacciatori in giro per l’Italia, si è fatto moltissimo contro le mafie ma poi quando si scopre la vicenda di Arata, così come ogni volta che si verificano vicende di corruzione si risponde che la magistratura sta facendo politica, è evidente che si dà una sorta di legittimazione al malaffare e le mafie non sono dispiaciute, oltretutto in un Paese come il nostro che già dimostra ampia predisposizione alla corruzione (non solo al Sud ma anche al Nord).
La battaglia politica, quindi, va fatta su questo.
Tutto questo, inoltre, sta succedendo in un momento preoccupante perché strizzare l’occhio ad una fascia border line proprio quando si sta verificando anche la vicenda del CSM, con il rischio che venga messa in crisi la credibilità della magistratura, che è l’istituzione preposta al contrasto dell’illegalità, è evidente che stiamo attraversando un passaggio molto complicato e difficile.
Video del dibattito» 

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